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SOS nelle metro di Barcellona

SOS nelle metro di Barcellona

Ho sempre guardato con scherno i film di fantascienza con le macchine spazio-temporali ma ora so che esistono sul serio.
Sono tornato a Roma dopo quattro giorni a Barcellona e la sensazione è come essere passati dal futuro al medioevo. Sono uno che quando viaggia cerca di osservare e di cogliere tutti gli aspetti del luogo nel quale va, ma anche i “turisti fai da te” possono vedere la differenza abissale che ci pone qualche decennio indietro ad una città spagnola. Sono passati i tempi nei quali prendevamo in giro gli spagnoli per la loro siesta, per la confusione o per quel senso di distacco dalla realtà.
Finché si osservano certi accorgimenti in Austria o in Svizzera è facile sentirsi rispondere “ma li sono quattro gatti, hanno solo le montagne, etc.”. Ma quando le stesse cose le vedi in Spagna ti chiedi “Ma perché loro le hanno e noi no?
A Barcellona mi sono sentito sicuro e non perché ci fossero i militari nelle strade: ogni stazione della metropolitana ha una colonnina SOS, per strada ci sono degli addetti del comune che forniscono indicazioni, tutto è segnalato con indicazioni perfette al centimetro.
A Barcellona mi sono sentito rispettato: ogni marciapiede ha gli scivoli, ogni stazione della metro ha un ascensore funzionante, non esiste la minima possibilità che si facciano distinzioni di cittadinanza, di razza o di preferenze sessuali.
A Barcellona mi sono sentito tranquillo: le persone sono rilassate, i negozianti ti considerano una persona prima di un pollo da spennare, gli orari si rispettano, un marciapiede rotto il giorno dopo è già riparato.
A Barcellona mi sono divertito: la città la puoi visitare con la bici, con lo scooter, con l’autobus, con la metro, addirittura con una sorta di go-kart, i negozi sono aperti fino alle 20.30 anche l’inverno, la domenica sera ci sono locali aperti ovunque.

Tornando da Barcellona mi sono sentito defraudato di qualcosa di bello da parte della nostra politica, che pensa a salvare il culo e non pensa al benessere quotidiano dei cittadini.

Ce l’ho fatta! Domenica scorsa per la prima volta ho corso una gara di dieci chilometri in meno di un’ora! Sono contentissimo, ma che fatica…non fisica ma psicologica.
Si perché a metà gara sono arrivato tranquillo, girando ai cinque chilometri perfettamente in media per raggiungere l’obiettivo finale.
Ma poi inizia la lotta tra il cuore ed il cervello, tra il ragionamento e le emozioni…”Beh, se sono arrivato ai cinque cosi’ fresco posso allungare per fare un ottimo tempo”….”Si ma se allungo e poi non ce la faccio non raggiungo nemmeno l’obiettivo primario”…”Si ma se allungo posso capire i miei limiti”….”Si ma sei alla terza gara soltanto e li puoi capire anche fra un mese”.
Che fatica, sul serio. Però sono contento.

Voglio ringraziare gli amici dell’Astro Spqr, la società dove sono iscritto, perché mi sono stati molto vicini all’esordio con loro.
Alla prossima!

Recentemente in una libreria ho visto il libro sulla vita di Pistorius e purtroppo mi è passato per la testa che la sua sia stata tutta un’operazione mediatica e nient’altro.
Diverso tempo fa avevo già scritto sull’argomento esprimendo il mio parere negativo sul suo operato. Sebbene io sappia che le battaglie sono fatte anche attraverso simboli, nello sport contano soprattutto le regole del gioco e Pistorius ha violato quella fondamentale: non aveva i requisiti per la sua battaglia.
Pistorius non sarà alle Olimpiadi solo ed esclusivamente perché non ha fatto il tempo minimo richiesto per andarci.
Qualcuno dirà “poco importa, quel che resta è il simbolo di una richiesta di eguaglianza”. Ebbene no, perché proprio questo atteggiamento fa venire meno l’eguaglianza: vuoi essere un’atleta? Vuoi gareggiare con i normodotati alle Olimpiadi? Devi essere uguale a loro quantomeno nel cronometro.
Qualcun altro dirà “Peccato, non ha fatto il minimo per pochi centesimi di secondo”. Ci sono atleti che si allenano per anni solo per limare qualche centesimo di secondo dai loro record personali.
Forse, e dico forse, se Pistorius avesse rinunciato a qualche intervista, a qualche passaggio televisivo, a qualche serata d’onore, in favore di un maggiore allenamento…avrebbe fatto veramente la storia.

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