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In questa calda estate sembra che alcuni passi importanti per riportare lo sport nelle scuole si siano fatti. È notizia di un incontro tra i rappresentanti del CONI, compresi alcuni atleti ed ex-atleti, ed il Ministro Gelmini proprio su questo tema.
Questo è un argomento scottante per tutti gli appassionati dello sport, anche se spesso il Coni tende a focalizzare l’attenzione sulla necessità di costruire un percorso che poi possa portare a risultati sportivi nelle massime competizioni.
Sebbene questo sia un obiettivo importante, perché le vittorie sportive sono immagine per una nazione oltreché elemento aggregante, lo sport deve diventare un elemento fondamentale ed irrinunciabile nella formazione di un individuo.
Esistono nazioni come l’America nelle quali far parte della squadra del liceo o dell’università è importante tanto quando una qualsiasi altra materia. Esistono nazioni come la Russia e la Cina che hanno portato forse all’estremo l’importanza dello sport, utilizzandolo come strumento politico. Altre nazioni come la Spagna hanno avuto nello sport uno dei traini per la crescita civile ed economica di tutto il Paese.
In Italia invece è visto come un’alternativa o ancora peggio come un optional. Senza considerare che da noi esiste un ulteriore livello di scrematura, perché prima c’è l’alternativa calcio o danza, considerati non come attività sportive ma come modello di vita ed opportunità di guadagno, poi magari c’è la remota ipotesi di far fare un altro sport ad un bambino.
Lo sport insegna ad avere obiettivi, insegna il sacrificio, dovrebbe insegnare anche la capacità di saper perdere ed il giorno dopo ricominciare subito con maggiore grinta di prima. A tutto questo c’è da aggiungere che una popolazione più allenata è più sana, produce di più sul lavoro, costa di meno al servizio sanitario nazionale.

Maratona del Mare

Maratona del Mare

Domenica correrò la Maratona del Mare…no no, correrò la gara di dieci chilometri durante la maratona del Mare. È la mia “terza” gara se consideriamo quelle con uno start ufficiale.
La corsa mi è sempre piaciuta ma l’ho sempre utilizzata come base per altre attività sportive. Invece da alcuni mesi sto iniziando ad allenarmi per migliorare la mia capacità aerobica e per migliorare le mie prestazioni nella corsa.
È una esperienza incredibile, perché la corsa è veramente una metafora della vita, con il sacrificio dell’allenamento, la gioia del risultato, l’amarezza della sconfitta. Ma è soprattutto un metodo eccellente per conoscersi dentro, per capire quali limiti abbiamo e come possiamo raggiungerli, per interagire tra l’io e gli altri.
Il mio obiettivo è quello di coprire i dieci chilometri in meno di un’ora. Sono allenato per riuscirci ma poi una gara è sempre diversa, vedi gli altri correre più lentamente o superarti a velocità incredibili, vedi le persone sui lati del percorso, vedi i tuoi limiti lì, davanti ai tuoi occhi.
Sono anche un po’ emozionato perché si corre ad Ostia, ove vivo da sempre.

Obesità giovanile

Obesità giovanile

Domenica sono stato ad una cresima. È stata una festa bellissima di una bambina stupenda, ma questo credo che non interessi molto. È stata l’occasione per osservare molti bambini insieme, sia i cresimandi, sia tutti quelli che erano ad assistere. In totale diciamo un centinaio di bambini sui quali posso dare queste percentuali: 30 erano sovrappeso, 40 erano scheletrici (un tempo si diceva rachitici) e trenta erano nella media.
Società dell’immagine? Assolutamente no, ne faccio un problema di salute ma soprattutto un problema di cultura.
In questo periodo si parla molto di problemi legati all’obesità infantile, di razzismo strisciante, di mancanza di valori da parte dei minorenni, del maestro unico all’asilo e della riforma della scuola. In tutte queste discussioni, peraltro importantissime, non si cita mai la parola SPORT.
Lo sport è da decenni fuori dalle scuole, dove l’ora di educazione fisica sono quattro calci ad un pallone oppure autogestione, lo sport non rientra tra gli elementi educativi dei giovani, e di conseguenza anche delle famiglie che li seguono, lo sport non compare in nessuno dei piani del Governo per rimettere in piedi questo paese.
Ci si stupisce del successo che la Cina ha avuto alle Olimpiadi? Ci si dovrebbe stupire poco se si sapesse che lo sport per i cinesi è diventato un obbligo alcuni anni fa ed il governo cinese dopo il riscontro delle Olimpiadi ha imposto a tutti i giovani un numero determinato di ore di sport a settimana, qualsiasi esso sia.
Che senso ha in questo Paese avere l’ISEF se poi i ragazzi che si specializzano nello sport non possono insegnare? Che senso ha parlare di sanità se poi crescono le spese per tutte le malattie giovanili legate alla mancanza di attività fisica? Che senso ha parlare di “togliere i ragazzi dalla malavita” se non gli si propongono delle alternative valide? Che senso ha sperare che la produttività di questo Paese aumenti se poi le nuove generazioni sono più stanche di quelle precedenti?

Domenica parteciperò alla Nike Human Race, dieci chilometri lungo le strade storiche del centro di Roma. In altre 23 città di tutto il mondo, altrettanti chilometri verranno percorsi da tanti appassionati, uniti dalla passione per la corsa.
Sono contento di partecipare, perché oltre ad essere una bella idea, dopo tanto tempo sto riprendendo una condizione fisica che mi permette di partecipare a queste manifestazioni.
Ho già ritirato il “pacco gara”, con la maglietta rossa con pettorale pre-stampato, il chip per calcolare il tempo ed un po’ di documentazione.

Lo sport è sempre di più lo specchio di una nazione, lo abbiamo visto a queste Olimpiadi dove i paesi emergenti sono quelli che sono riusciti a crescere pesantemente anche in termini numerici.
L’Italia ha vinto 28 medaglie, forse qualcuna in meno del previsto, ma i dirigenti del CONI, con il Presidente Petrucci in prima linea, si dicono soddisfatti, perché c’era la Cina, perché c’era l’Inghilterra che sarà la prossima padrona di casa, perché il frazionamento della Russia ha creato tante piccole “russie” sportive.
Forse per noi spettatori le medaglie sono poche, perché è sempre bello poter gioire davanti ai teleschermi per un proprio atleta, leggere la sua storia, conoscere qualche pezzo nuovo di questo strano Paese.

Qualche spunto di riflessione.
L’Italia ha vinto 28 medaglie, ma ha anche avuto 13 quarti posti, una infinità. Per tredici volte qualche granello nell’ingranaggio ha impedito di arrivare sul podio.
L’Italia ha bucato in tutti gli sport di squadra: calcio, volley, basket, pallamano, baseball, pallanuoto. Alcune nazionali non si sono nemmeno qualificate. Un disastro assoluto dietro al quale ci deve essere per forza qualche motivazione non solo atletica ma anche sociale o strutturale.
Tutta la spedizione di nuoto è arrivata fuori forma o con carenze organizzative, non facciamoci ingannare dal talento di due atlete come la Pellegrini e la Filippi, avevamo cinquanta nuotatori a Pechino. Incredibile la denuncia della Pellegrini “sapevamo che le finali erano al mattino ma non abbiamo mai fatto dei test”. Anche i calciatori hanno iniziato ad allenarsi la sera quando sanno di giocare in notturna!
L’atletica sembrava più un ospedale che una squadra: stiramenti, infiammazioni, nervi a fiori di pelle.

Proviamo a fare qualche conto.
Diciamo che ci aspettavamo 30 medaglie. Su queste togliamo alcuni infortuni, fisici o competitivi, che impediscono di raggiungere l’obiettivo. Sono fisiologici, lo sport non è una scienza e ci sono anche gli altri!
Poi togliamo una percentuale di situazioni speciali, come un giudice non brillante o come una squalifica, anche queste sono parte di una competizione così importante.
Aggiungiamo qualche exploit, cioè qualche medaglia inattesa, che arriva per bravura nostra o per un infortunio degli altri concorrenti.
Alla fine tra togli e metti si chiude a 28.

Ma il problema vero è che noi ci dovremmo aspettare 50 o 60 medaglie, cioè dovremmo avere una forza di squadra che ci consente di puntare molto più in alto. Con una stima di 50 medaglie poi magari chiudi a 40, che può essere ragionevole.
Il problema è che per stimare 50 medaglie significa avere una base molto più ampia, significa che in alcune discipline non hai solo un atleta di punta, ma nei hai due o tre, cosa che avviene forse solo nella scherma femminile.
E qui arriviamo al punto: per allargare questa base si deve investire, mentre in Italia lo sport è un accessorio, non è un elemento fondamentale della cultura e della formazione di questo Paese. A scuola praticamente non esiste, fuori da scuola gli impianti comunali sono pochi e mal gestiti, quindi per progredire sul serio spesso servono soldi. E sono una discriminante troppo grande.
E si chiude il cerchio. Olimpico.

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