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Per protesta contro il tentativo di imbavagliare l’informazione e contro l’istruttoria dell’Agcom, come hanno già fatto tanti altri siti riporto la “carta d’identità” tratta da “Se li conosci li eviti“, libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Peter Gomez e Marco Travaglio, dell’attuale Presidente del Senato.
Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe: Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Segni particolari: porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le “cinque alte cariche dello Stato” (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani “il principe del Foro del recupero crediti“, anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:
il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d'anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.
Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Marco Travaglio viene intervistato alla Fiera del Libro di Torino
In questi anni di blogging, non avevo mai voluto o dovuto parlare così tanto della stretta attualità. Ma quello che sta accadendo in soli due giorni dalla puntata di Che Tempo Che fa con Travaglio ospite è semplicemente incredibile.
Ho sentito un giornalista dire che “il fatto che il Presidente Schifani abbia costituito una società con delle persone che poi casualmente sono state condannate per reati di mafia, è un dettaglio”.
Tutto l’arco parlamentare, tranne di Di Pietro, è corso al capezzale dell’attaccato, denigrando quanto accaduto come se fosse stato realmente un attentato di mafia.
Un altro giornalista di è affrettato a ricordare come “nelle democrazie moderne questi fatti non accadono”. Infine il diretto interessato, stamattina chiosa “Minano il dialogo”.
Incredibile. Incredibile. Incredibile. Voglio aggiungere delle semplici considerazioni:
- ricordiamo che Travaglio ha dapprima citato un fatto e successivamente una sua libera opinione. I fatti dovrebbero essere verificati e le opinioni quantomeno consentite, se questa è ancora la Repubblica che nella sua Costituzione le tutela;
- il fatto reale è che in questo Paese chiunque può arrivare allo scranno più alto del Senato senza essere stato passato al metal detector dalla stampa e dai partiti. Poi quando arrivano alla posizione, ovviamente diventano inattaccabili mi piacerebbe ricordare che la maggior parte dei parlamentari, tra i quali il Presidente Berlusconi, citano l’America come la democrazia più liberale e più rispettosa dei diritti. In America durante le campagne elettorali, fatti come il “dettaglio” della società di Schifani sarebbero stati rivoltati, utilizzati, sicuramente anche strumentalizzati. Ma se ne sarebbe parlato. Ricordiamo che lì ci sono senatori che si dimettono per le loro tendenze sessuali.
- Infine, Schifani a chi si rivolgeva con “minano il dialogo?”. Per quanto ne so io, Travaglio non è il portavoce dell’opposizione. Oppure se l’opposizione si è ridotta a farsi rappresentare in modo isolato da un giornalista, siamo veramente alle prove di regime.
È domenica. Speravo di passare una giornata rilassante, invece la lettura di giornali mi ha subito innervosito, specialmente per le dichiarazioni di Maurizio Gasparri, neo capogruppo della PDL al Senato, circa la puntata di “Che tempo che fa” di ieri sera.
I fatti
Ieri sabato 11 maggio, Fabio Fazio ospita Marco Travaglio per presentare il suo nuovo libro. Durante l’intervista Travaglio si sofferma sul neo presidente del Senato Schifani, citandolo in due punti, che spiega lui stesso “Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell’Ansa minacciato dalla mafia e cioè che Schifani aveva avuto rapporti con persone poi condannate per mafia. È agli atti societari della Sicula Brokers fondata da lui, Enrico La Loggia, Mino Mandalà, condannato come boss mafioso, e Benny D’Agostino, condannato per concorso esterno. O si chiede conto a Schifani di questo o non si celebra Abbate come giornalista antimafia”.
Il secondo punto riguarda un paragone con il passato “E poi a Fazio ho spiegato che se dopo De Nicola, Pertini e Fanfani, ci ritroviamo con Schifani sono terrorizzato dal dopo: le uniche forme residue di vita sono il lombrico e la muffa. Anzi, la muffa no perché è molto utile”.
Le ripercussioni
Maurizio Gasparri ha subito preannunciato effetti politici e penali, dichiarando: “Il problema investe i vertici Rai e in particolare il dg, il cui mandato per fortuna scade, per legge, tra 20 giorni. La vergognosa utilizzazione diffamatoria della Rai non può proseguire. Devono rendersene conto anche i consiglieri in scadenza ma ci auguriamo non scaduti in termini morali”.
Cosa ne penso
Ma di cosa stiamo parlando? Ma questo paese deve continuamente sovvertire le regole?
Primo: Travaglio ha citato qualcosa che è già agli atti ed ha poi aggiunto un suo commento personale.
Se qualcuno si sente offeso da questo, immagino il senatore Schifani, non ha fa altro che rivolgersi agli organi preposti, che poi decideranno se procedere o meno contro Travaglio. E qualora si procedesse, un magistrato deciderà se questo ha rilevanza penale o meno.
Secondo: come direbbe Di Pietro “si guarda il dito piuttosto che la Luna”. Vogliamo andare a verificare se quanto dichiarato dal giornalista Lirio Abbate corrisponde a realtà? Cioè vogliamo dare rilevanza ai fatti e non ai commenti?
Terzo: ora gli editti bulgari non li fa più il “capo” ma addirittura un sergente semplice? E questo..è un mio commento.





