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In molti dicono, e forse è vero, che agli italiani non interessa nulla della “casta”, del “conflitto di interessi”, dei “superdiritti della politica”. Se è così, e me ne dispiacerebbe molto, è forse perché la maggior parte di noi non si rende conto di come questi vizi siano più quotidiani e reali di quello che si possa immaginare.
Stamattina ero sull’autobus e sui display circolava un messaggio: “L’ATM, azienda di trasporti di Milano, ricerca conducenti per autobus”. Ottimo, nuovi posti di lavoro. Poi c’è il dettaglio della richiesta: disponibilità a turni a rotazione notturna e festiva, godimento dei diritti civili, assenza di carichi penali o procedimenti penali in corso.
Non mi servono nemmeno due fermate di autobus per riflettere su quanto è strano questo Paese. Per accedere ad un lavoro da 1.200 Euro al mese, per il quale devi anche fare i turni, devi essere un cittadino modello.
Poi invece per essere onorevole, senatore, ministro della Repubblica o addirittura Presidente del Consiglio, tutto è ammesso. Se hai una sentenza penale non puoi entrare come dipendente a 1.200 Euro al mese, ma puoi diventare un parlamentare con 15.000 Euro al mese e tutto il potere che ne consegue. Il caso più evidente, anche se non è l’unico, è quello di Marcello dell’Utri: in un processo per associazione mafiosa viene condannato in primo grado a nove anni mentre era parlamentare. Non solo non si dimette, ma addirittura viene nuovamente candidato nella successiva legislatura, con elezione sicura grazie alla legge elettorale con liste bloccate. Da quella posizione di parlamentare non solo gode di diritti e privilegi che nessun altro dipendente con una sentenza penale potrebbe avere, ma addirittura sarebbe anche nella posizione ideale per reiterare il reato del quale è accusato e condannato in primo grado.
Ad un cittadino con famiglia, figli e magari un mutuo da pagare, che perde il lavoro e non riesce a ritrovarlo, magari perché in passato ha commesso un piccolo errore che gli ha causato una condanna, chi glielo spiega che la “casta” non esiste?
L’Osservatorio di Pavia ha distribuito un nuovo studio sul rapporto tra media e politica, nel quale ha analizzato i contenuti dei principali telegiornali in tutta Europa.
Ne è emerso che mentre in tutta Europa in un telegiornale si parla mediamente di politica per il 16/17% del tempo, in Italia questa percentuale sale oltre il 34%, praticamente il doppio.
I più maligni dicono che non serviva uno studio così importante, bastava chiederlo ad un bambino di dieci anni.
I più critici osservano che la politica è importante per costruire un’opinione pubblica ed un senso collettivo di Paese.
Io dico la mia.
Il problema non è nel tempo dedicato alla politica, peraltro eccessivo, ma come questo tempo è speso. I nostri telegiornali sono la passerella dei politici che fanno dichiarazioni su qualsiasi cosa, anche quando la notizia non c’è o quando non è così rilevante da “scomodare” un vice-presidente della camera, un capogruppo del Senato o un Ministro della Repubblica.
Le nostre televisioni sono così condizionate dal potere politico che non possono fare a meno di dare visibilità, anche personale, a coloro che possono poi avere anche un minimo di rilievo nella decisione di una carriera, di una trasmissione o di un palinsesto.
Su questo pesa non solo il clamoroso conflitto di interessi di Berlusconi, ma anche tutta la storia della RAI dove i canali sono lottizzati e le poltrone di rilievo sono spartite quasi secondo il famoso manuale Cencelli.
La storia è su tutti i giornali: venerdi scorso durante la trasmissione Omnibus su La7 intervengono Donadi dell’Italia dei Valori, Bocchino, vice-capogruppo alla Camera della Pdl e LaTorre, vice-capogruppo al Senato del PD.
Durante la discussione, Latorre scrive su un pezzo di giornale un messaggio che fa vedere a Bocchino, che immediatamente dopo polemizza con Donati sul rifiuto dell’Italia dei Valori di nominare Pecorella alla Corte Costituzionale.
Dopo una settimana di rimpalli tra Striscia la Notizia ed Omnibus stessa, si viene a conoscere il contenuto del “pizzino”, sul quale LaTorre fa notare a Bocchino “Io non posso dirlo, ma il precedente della Corte? Pecorella?”. È un evidente suggerimento a Bocchino, in teoria suo avversario politico, su come fronteggiare Donadi, in teoria alleato di LaTorre all’opposizione.
Questa vicenda ha scatenato l’ovvia conseguenza politica, invece per me è l’ennesima conferma dell’impossibilità di fidarsi di un ceto politico così stupido.
Prima osservazione: Bocchino, che come vice-capogruppo dovrebbe essere tra i dieci principali dirigenti del PDL, ha bisogno di un suggerimento per non rimanere inerte durante un dibattito politico?
Seconda osservazione: LaTorre, che come vice-capogruppo della parte avversa dovrebbe essere tra i primi dieci dirigenti del PD, come fa ad essere così sprovveduto da scrivere su un giornale durante la diretta e dimenticarsi (ma sarà una vera dimenticanza?) il messaggio nello studio televisivo?
Terza osservazione: dopo il fattaccio entrambi, dall’alto della loro “statura politica” non sono riusciti a fare altro che dichiarazioni da bambini presi con le mani nella marmellata? E questi signori votano in Parlamento sul futuro del Paese, sulle missioni militari, sulle riforme scolastiche?
È finita la campagna elettorale americana e al di là della felicità per il risultato, è evidente la differenza tra la nostra politica e quella americana.
Due anni di campagna elettorale, una prima scrematura, una seconda tornata con le primarie all’interno del proprio partito, infine lo scontro finale. La tua vita che viene setacciata in ogni singolo aspetto alla ricerca della curiosità o della morbosità. Spostamenti frenetici, otto comizi in un giorno, i media che non aspettano altro che trovare uno dei candidati in fallo.
I due candidati che s’insultano e che alzano il livello della provocazione ma ancora più incredibile è la differenza nel rapporto con i media, con i vari David Letterman, Jay Leno e tutti gli altri commentatori che infieriscono con battute al vetriolo.
In Italia? Appena un giornale “sbertuccia” un candidato viene definito violento o anti-democratico, la maggior parte dei politici passano da un canale televisivo all’altro senza nemmeno sporcarsi le mani.
E non vogliono affrontare la questione del finanziamento della politica…
I nostri politici non trovano altro argomento estivo sul quale spendere parole se non quello della opportunità di far disertare agli atleti italiani la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi. Ed hanno anche il coraggio di parlarne a soli tre giorni dall’inizio.
È già incredibile che parlino di Olimpiadi, visto che forse non sanno nemmeno quali gare ci saranno e come si chiama il nostro porta-bandiera, ma è ancora più incredibile che si arroghino il diritto di porre gli atleti davanti a scelte che non competono a chi è a Pechino per partecipare all’evento della vita e, in alcuni casi, cercare di vincerlo.
I nostri atleti da Pechino hanno rispedito la raccomandata al mittente: “siamo qui per gareggiare nl rispetto delle regole dello sport, non siamo qui per fare politica. Non ci potete impedire di vivere il sogno di una vita”.
1 a 0 per gli atleti.
Ma qualcuno rincara la dose: “noi siamo qui a rappresentare lo sport italiano e la nostra bandiera. Se l’Italia come nazione voleva prendere una posizione, poteva far disertare la cerimonia d’apertura agli esponenti del Governo”.
2 a 0 per gli atleti.
Ma i nostri atleti sono ingenui, ancora non hanno capito quanto vigliacca è la classe politica che non riesce a prendere una posizione netta in nulla, cercando di tenere i piedi in due staffe, una quella della lotta per i diritti civili, l’altra quella di no disturbare una Cina che ci fa comodo economicamente.
Forza azzurri, forza atleti, fateci vivere qualche sogni estivo. Pensate solo a questo.







