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In questa calda estate sembra che alcuni passi importanti per riportare lo sport nelle scuole si siano fatti. È notizia di un incontro tra i rappresentanti del CONI, compresi alcuni atleti ed ex-atleti, ed il Ministro Gelmini proprio su questo tema.
Questo è un argomento scottante per tutti gli appassionati dello sport, anche se spesso il Coni tende a focalizzare l’attenzione sulla necessità di costruire un percorso che poi possa portare a risultati sportivi nelle massime competizioni.
Sebbene questo sia un obiettivo importante, perché le vittorie sportive sono immagine per una nazione oltreché elemento aggregante, lo sport deve diventare un elemento fondamentale ed irrinunciabile nella formazione di un individuo.
Esistono nazioni come l’America nelle quali far parte della squadra del liceo o dell’università è importante tanto quando una qualsiasi altra materia. Esistono nazioni come la Russia e la Cina che hanno portato forse all’estremo l’importanza dello sport, utilizzandolo come strumento politico. Altre nazioni come la Spagna hanno avuto nello sport uno dei traini per la crescita civile ed economica di tutto il Paese.
In Italia invece è visto come un’alternativa o ancora peggio come un optional. Senza considerare che da noi esiste un ulteriore livello di scrematura, perché prima c’è l’alternativa calcio o danza, considerati non come attività sportive ma come modello di vita ed opportunità di guadagno, poi magari c’è la remota ipotesi di far fare un altro sport ad un bambino.
Lo sport insegna ad avere obiettivi, insegna il sacrificio, dovrebbe insegnare anche la capacità di saper perdere ed il giorno dopo ricominciare subito con maggiore grinta di prima. A tutto questo c’è da aggiungere che una popolazione più allenata è più sana, produce di più sul lavoro, costa di meno al servizio sanitario nazionale.

Le scarpe contro Bush

Le scarpe contro Bush

Questo 2008 bisestile sta per finire e come alla fine di ogni anno si tracciano dei bilanci o si fanno delle rassegne delle notizie più importanti. È un anno che ci lascerà molti ricordi.
Abbiamo visto l’inizio della più grande crisi finanziaria che il mondo recente abbia mai subito e certamente le immagini dei dipendenti licenziati che escono con gli scatoloni dagli uffici dei grandi colossi americani ce le potevamo aspettare solo in un film.
Una pietra miliare resterà la candidatura e la successiva elezione di Barack Obama, che sarà il primo presidente americano di colore. È un evento che speriamo possa realmente cambiare non solo la società americana ma che possa rilanciare l’uguaglianza delle persone.
Lo sport ha fatto scalo a Pechino, per un’edizione delle Olimpiadi che resterà memorabile per la fusione tra la tradizione cinese e la grande tecnologia e modernità che sono riusciti ad esprimere in questa occasione. Questa Olimpiade resterà indelebile anche per le incredibili prestazioni di Michael Phelps e Usain Bolt, due atleti molto differenti ma accomunati dalla capacità di stupire.
Forse il 2008 è stato l’anno dell’effettivo sorpasso di Internet rispetto a tutti gli altri mezzi di comunicazione, perché tutti questi eventi sono stati vissuti in Rete più che su altre piattaforme. E poi c’è stata l’esplosione dei social network come Facebook, capace in Italia di scardinare anche le persone più restie all’uso del computer.

Sono stato partecipe di tutto questo, come cittadino del mondo, come appassionato di sport, come osservatore della quotidianità.
Ma se chiudo gli occhi e penso all’immagine che più mi ha colpito di questo 2008, non ci sono dubbi: le scarpe tirate contro Bush da un giornalista iracheno durante una conferenza stampa.
È un’immagine di una potenza incredibile che unisce questi due uomini in un magma di arroganza, irriverenza, orgoglio, destabilizzazione, potere, contro-potere. Sono rimasto affascinato dalla semplicità di questo gesto, fatto da un uomo ad un altro uomo, senza tener conto delle differenti posizioni.
Attenzione potenti della Terra, tutto è cambiato.

Chi di voi sa che sono iniziate da oltre una settimana le Para Olimpiadi? Forse in pochi, perché dopo la grande abbuffata sportiva di questa estate, sembra essere calato il silenzio.
Non vorrei che questo post passasse per il classico attacco alla RAI, perché non è solo questo. La RAI c’entra sicuramente, perché forse è proprio servizio pubblico quello di mostrare all’Italia anche questa faccia della medaglia. Certo, è difficile e purtroppo in questo strano Paese si deve fare i conti anche con i ritorni pubblicitari e me le vedo le aziende ad investire milioni di euro di spot durante le paraolimpiadi..Ma sarebbe costato molto fare una finestra di un’ora di diretta la mattina? Oppure fare un breve resoconto di 10-15 minuti al giorno durante al pomeriggio? Credo di no ma sono sicuro che avrebbero avuto un effetto molto importante sulla coscienza pubblica.
Ma è una situazione diffusa: ad esempio ieri l’Italia ha vinto un oro, un argento ed un bronzo, tre medaglie in un giorno. Stamattina il Corriere dello Sport aveva un trafiletto a pagina 23, la Gazzetta dello Sport una pagina dedicata più a Pistorius che all’Italia ed il Corriere della Sera ha una mezza pagina con un taglio politico, su un possibile “boicottaggio” bianco da parte dell’Iran.
Perché non c’è un richiamo sulle prime pagine? Perché i nostri atleti delle ParaOlimpiadi non li possiamo conoscere nemmeno in questa occasione?
Ma come detto la mia non è una critica univoca verso la RAI, ma coinvolge ad esempio il Ministero delle Pari Opportunità e le tante associazioni, che fanno un lavoro incredibile a favore dei disabili ma che forse dovrebbero capire quanto può essere importante l’impatto televisivo in queste occasioni.

Lo sport è sempre di più lo specchio di una nazione, lo abbiamo visto a queste Olimpiadi dove i paesi emergenti sono quelli che sono riusciti a crescere pesantemente anche in termini numerici.
L’Italia ha vinto 28 medaglie, forse qualcuna in meno del previsto, ma i dirigenti del CONI, con il Presidente Petrucci in prima linea, si dicono soddisfatti, perché c’era la Cina, perché c’era l’Inghilterra che sarà la prossima padrona di casa, perché il frazionamento della Russia ha creato tante piccole “russie” sportive.
Forse per noi spettatori le medaglie sono poche, perché è sempre bello poter gioire davanti ai teleschermi per un proprio atleta, leggere la sua storia, conoscere qualche pezzo nuovo di questo strano Paese.

Qualche spunto di riflessione.
L’Italia ha vinto 28 medaglie, ma ha anche avuto 13 quarti posti, una infinità. Per tredici volte qualche granello nell’ingranaggio ha impedito di arrivare sul podio.
L’Italia ha bucato in tutti gli sport di squadra: calcio, volley, basket, pallamano, baseball, pallanuoto. Alcune nazionali non si sono nemmeno qualificate. Un disastro assoluto dietro al quale ci deve essere per forza qualche motivazione non solo atletica ma anche sociale o strutturale.
Tutta la spedizione di nuoto è arrivata fuori forma o con carenze organizzative, non facciamoci ingannare dal talento di due atlete come la Pellegrini e la Filippi, avevamo cinquanta nuotatori a Pechino. Incredibile la denuncia della Pellegrini “sapevamo che le finali erano al mattino ma non abbiamo mai fatto dei test”. Anche i calciatori hanno iniziato ad allenarsi la sera quando sanno di giocare in notturna!
L’atletica sembrava più un ospedale che una squadra: stiramenti, infiammazioni, nervi a fiori di pelle.

Proviamo a fare qualche conto.
Diciamo che ci aspettavamo 30 medaglie. Su queste togliamo alcuni infortuni, fisici o competitivi, che impediscono di raggiungere l’obiettivo. Sono fisiologici, lo sport non è una scienza e ci sono anche gli altri!
Poi togliamo una percentuale di situazioni speciali, come un giudice non brillante o come una squalifica, anche queste sono parte di una competizione così importante.
Aggiungiamo qualche exploit, cioè qualche medaglia inattesa, che arriva per bravura nostra o per un infortunio degli altri concorrenti.
Alla fine tra togli e metti si chiude a 28.

Ma il problema vero è che noi ci dovremmo aspettare 50 o 60 medaglie, cioè dovremmo avere una forza di squadra che ci consente di puntare molto più in alto. Con una stima di 50 medaglie poi magari chiudi a 40, che può essere ragionevole.
Il problema è che per stimare 50 medaglie significa avere una base molto più ampia, significa che in alcune discipline non hai solo un atleta di punta, ma nei hai due o tre, cosa che avviene forse solo nella scherma femminile.
E qui arriviamo al punto: per allargare questa base si deve investire, mentre in Italia lo sport è un accessorio, non è un elemento fondamentale della cultura e della formazione di questo Paese. A scuola praticamente non esiste, fuori da scuola gli impianti comunali sono pochi e mal gestiti, quindi per progredire sul serio spesso servono soldi. E sono una discriminante troppo grande.
E si chiude il cerchio. Olimpico.

Le Olimpiadi sono un sogno per tutti gli sportivi e per questo riescono a esprimere anche delle storie sportive ed umane emozionanti che diventano delle “istantanee” delle varie edizioni.

Lo sport oltre la politica

Lo sport oltre la politica

La prima storia è quella di due ragazze divise da un confine politico ed anche militare ma che lo abbattono con un gesto semplice: sono la russa Paderina e la georgiana Salukvadze che si abbracciano sul podio della gara di carabina, proprio il giorno dopo che i loro due paesi sono entrati in guerra. Un gesto non preparato, non ufficiale, non “griffato”, ma di una potenza eccezionale.
La seconda storia è quella di Natalie du Toit, nuotatrice sudafricana che nel 2001

Natalie du Toit

Natalie du Toit

perse una gamba a causa di un incidente e che a Pechino ha gareggiato nella 10 km di fondo chiudendo in sedicesima posizione. Questa ragazza di 24 anni è arrivata a Pechino senza clamori, come per esempio il suo connazionale Pistorius, e senza nessuna via preferenziale, ottenendo quindi il tempo minimo contro atlete normodotate. Grandiosa per la forza d’animo ma anche per le capacità atletiche.
Natalie, portabandiera del Sudafrica nella cerimonia di apertura, sperava di arrivare tra le prime cinque quindi, da un punto di vista sportivo, non è rimasta soddisfatta del piazzamento. Ma per tutti noi ha realizzato una vera impresa.

Matthias Steiner

Matthias Steiner

La terza storia racconta di un omone che potrebbe sembrare un orco ma che poi si scioglie in lacrime come un bambino. Il tedesco Matthias Steiner ha vinto il sollevamento pesi categoria massimi (oltre i 105 kg). Il pesista non è riuscito a trattenere l’emozione sul podio: è scoppiato a piangere tenendo in mano una foto della moglie che ha perso la vita nel luglio dello scorso anno in un incidente stradale, due anni dopo il loro matrimonio. Sul letto di ospedale, lui le giurò che avrebbe vinto per lei l’oro olimpico.

Alex Schwazer

Alex Schwazer

L’ultima storia è quella di un italiano, di Andrea Swatrz che ha vinto la medaglia d’oro nella 50 Km di marcia. L’ultimo chilometro della sua gara è stato un susseguirsi di emozioni, tra gag, sorrisi, pianti, citazioni, segnali verso l’alto: il nonno morto da un anno, i grandi sforzi fatti per questa Olimpiade, il “probabile” incontro con una ragazza molto importante per lui. In un chilometro ci ha raccontato tutte le emozioni possibili, dimostrando come un atleta possa essere lucido anche in quei momenti. L’asfalto sotto i suoi piedi è diventato veramente la strada della vita che ognuno percorre, con gioie e dolori.

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