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Si ha l’impressione che l’effetto mediatico di Obama sia già in fase calante, visto che è partita la prima campagna anti-qualcosa.
Tra i primissimi atti del nuovo presidente, c’è stato il piano di riduzione delle emissioni nocive, tramite limiti al consumo delle automobili ed incentivi alla produzione di auto elettriche.
Apriti cielo. Alcuni giornali nostrani si sono affrettati a commentare che il limite è troppo alto, che in Europa esistono auto che da decenni hanno quei consumi, che i provvedimenti dovrebbero essere ben altri.
Mi chiedo dove erano gli stessi giornali quando Bush dichiarava più volte che il protocollo di Kyoto non era utile all’economia americana o perché si inchinano al fascino delle Ferrari, delle Porsche o di tutte le auto che consumano un litro ogni 3 chilometri.
Partiamo da un dato che in Italia è un’utopia: per la prima volta nella storia, forse, un politico appena eletto fa esattamente quello che aveva promesso in campagna elettorale. Stupefacente per un paese come il nostro che ha un Presidente del Consiglio che riesce a smentire quello che lui stesso ha detto il giorno prima.
Invece del dato numerico sul limite di consumo, si dovrebbe porre l’attenzione sull’aspetto educativo del provvedimento: “Americani, non possiamo più fare quello che ci pare, ci vogliono regole per l’ambiente, iniziate a mettervelo in testa”. È un paese di quasi 300 milioni di persone, con lobby di potere fortissime.

E credo che questo messaggio sia già altrettanto forte. Forza Obama, il mondo ti guarda con ammirazione.

Guantanamo

Guantanamo

A poche ore di distanza si verificano due fatti riconducibili ad uno stesso argomento. Il neo presidente americano Obama annuncia la chiusura di Guantanamo, il famoso carcere per terroristi aperto da Bush dopo l’11 settembre. L’annuncio mira a riportare l’America nella legalità per quanto riguarda i diritti umani negati ai prigionieri ma è anche un evidente segno d distensione verso il mondo arabo, con il quale c’è necessità di aprire un dialogo meno cruento.
Il nostro fuso orario invece segna una nuova uscita del Ministro degli Interni Maroni che annuncia il divieto di protestare o di fare cortei davanti a luoghi di culto. L’iniziativa avviene a seguito della preghiera di massa fatta dai musulmani in Piazza Duomo a Milano. Poi il ministro si è affrettato a chiarire che il divieto sarà specifico per quelle piazze dove c’è una chiesa…e mi chiedo in Italia quante sono le piazze piccole o grandi senza una chiesa.

Milano

Milano

Non ci siamo, non abbiamo proprio capito che la politica dei divieti rispetto alle razze, alle religioni, alle inclinazioni non funziona.
In questo caso io non chiedo il diritto alla libera professione religiosa, chiedo il diritto ad avere dei politici illuminati anche in Italia.

Le scarpe contro Bush

Le scarpe contro Bush

Questo 2008 bisestile sta per finire e come alla fine di ogni anno si tracciano dei bilanci o si fanno delle rassegne delle notizie più importanti. È un anno che ci lascerà molti ricordi.
Abbiamo visto l’inizio della più grande crisi finanziaria che il mondo recente abbia mai subito e certamente le immagini dei dipendenti licenziati che escono con gli scatoloni dagli uffici dei grandi colossi americani ce le potevamo aspettare solo in un film.
Una pietra miliare resterà la candidatura e la successiva elezione di Barack Obama, che sarà il primo presidente americano di colore. È un evento che speriamo possa realmente cambiare non solo la società americana ma che possa rilanciare l’uguaglianza delle persone.
Lo sport ha fatto scalo a Pechino, per un’edizione delle Olimpiadi che resterà memorabile per la fusione tra la tradizione cinese e la grande tecnologia e modernità che sono riusciti ad esprimere in questa occasione. Questa Olimpiade resterà indelebile anche per le incredibili prestazioni di Michael Phelps e Usain Bolt, due atleti molto differenti ma accomunati dalla capacità di stupire.
Forse il 2008 è stato l’anno dell’effettivo sorpasso di Internet rispetto a tutti gli altri mezzi di comunicazione, perché tutti questi eventi sono stati vissuti in Rete più che su altre piattaforme. E poi c’è stata l’esplosione dei social network come Facebook, capace in Italia di scardinare anche le persone più restie all’uso del computer.

Sono stato partecipe di tutto questo, come cittadino del mondo, come appassionato di sport, come osservatore della quotidianità.
Ma se chiudo gli occhi e penso all’immagine che più mi ha colpito di questo 2008, non ci sono dubbi: le scarpe tirate contro Bush da un giornalista iracheno durante una conferenza stampa.
È un’immagine di una potenza incredibile che unisce questi due uomini in un magma di arroganza, irriverenza, orgoglio, destabilizzazione, potere, contro-potere. Sono rimasto affascinato dalla semplicità di questo gesto, fatto da un uomo ad un altro uomo, senza tener conto delle differenti posizioni.
Attenzione potenti della Terra, tutto è cambiato.

obama mccainÈ finita la campagna elettorale americana e al di là della felicità per il risultato, è evidente la differenza tra la nostra politica e quella americana.
Due anni di campagna elettorale, una prima scrematura, una seconda tornata con le primarie all’interno del proprio partito, infine lo scontro finale. La tua vita che viene setacciata in ogni singolo aspetto alla ricerca della curiosità o della morbosità. Spostamenti frenetici, otto comizi in un giorno, i media che non aspettano altro che trovare uno dei candidati in fallo.
I due candidati che s’insultano e che alzano il livello della provocazione ma ancora più incredibile è la differenza nel rapporto con i media, con i vari David Letterman, Jay Leno e tutti gli altri commentatori che infieriscono con battute al vetriolo.
In Italia? Appena un giornale “sbertuccia” un candidato viene definito violento o anti-democratico, la maggior parte dei politici passano da un canale televisivo all’altro senza nemmeno sporcarsi le mani.
E non vogliono affrontare la questione del finanziamento della politica

Obama 2008Mercoledì mattina, o martedì notte per chi preferisce, ho visto in diretta il primo discorso di Obama da Presidente eletto e mi sono commosso per vari motivi.
Per quanto tutti hanno sottolineato come Obama sia stato bravo a non utilizzare la leva razziale in campagna elettorale, questa esiste e ce lo dobbiamo dire chiaramente. E se un uomo di colore, in un paese come l’America che in varie fasi della sua storia ha dato evidenze di razzismo latente, è diventato Presidente, la novità è veramente grande.
Era oltretutto bello vedere come tante persone diverse condividessero questa gioia, questo risultato, questa svolta.
Ma ho ben chiaro perché mi sono commosso: non so se come dicono molti Obama è uno che “la sa cantare bene” o se veramente è quello che sembra, ma mi ha trasmesso una grande consapevolezza del ruolo andrà a ricoprire e delle sue responsabilità.

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