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La notizia è di quelle che non vorremmo leggere: a Catania hanno organizzato uno spettacolo in piazza contro la mafia, chiamato “Arte Nostra” da contrapporre a Cosa Nostra. Hanno partecipato circa duemila ragazzi da tutta la città ma all’ultimo minuto cento di loro non sono scesi in piazza perché….i genitori glielo hanno impedito.
Il sovrintendente del teatro, Antonio Fiumefreddo ha giustamente notato che: “Rispetto ai tempi in cui in piazza non scendeva nessuno, registriamo che oggi sono solo in cento a restare a casa, e per giunta costretti. È una svolta storica“.
Non posso mettere in dubbio le sue parole, che dimostrano anche l’ottimismo in una lotta importante, ma il fatto che cento famiglie hanno preferito evitare che i figli fossero accostati ad una manifestazione anti-mafia.
Dalla cronaca passo ad un commento politico: quando si parla di sicurezza, sono tutti pronti a far prendere le impronte ai bambini rom oppure a parlare di nuove carceri. Quando ci sono le ricorrenze per i morti di mafia sono tutti velocissimi a ricordare la funzione del 41 bis, il regime carcerario per i mafiosi, senza citare che è un provvedimento che interviene a valle della lotta, cioè quando qualcuno viene preso.
Ma realmente, concretamente, quotidianamente…cosa fa la nostra politica per questa guerra? Perché di guerra si tratta, magari non sempre armata, ma una guerra infida, culturale, strisciante.
Dove sono maggiori stanziamenti per i magistrati e le forze di polizia? Dove sono i percorsi facilitati per i processi di mafia? Dove sono le procedure agevolate per l’esproprio dei beni dei mafiosi e il loro riutilizzo per la società civile?
Di questo si dovrebbe parlare quando si parla di federalismo. Perché il sud ha immense risorse economiche bloccate.
Ricordiamoci sempre dei veri eroi.
Per protesta contro il tentativo di imbavagliare l’informazione e contro l’istruttoria dell’Agcom, come hanno già fatto tanti altri siti riporto la “carta d’identità” tratta da “Se li conosci li eviti“, libro pubblicato da Chiarelettere e scritto da Peter Gomez e Marco Travaglio, dell’attuale Presidente del Senato.
Schifani Renato Giuseppe (FI)
Anagrafe: Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Segni particolari: porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le “cinque alte cariche dello Stato” (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004. L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani “il principe del Foro del recupero crediti“, anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche. Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:
il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d'anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.
Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.
Marco Travaglio viene intervistato alla Fiera del Libro di Torino
Oggi è il mio compleanno e ci tengo a ringraziare le tante persone che oggi mi hanno fatto gli auguri, con i modi più disparati. Grazie!
Negli ultimi anni non ho mai fatto tante feste ed ancora meno ne faccio da quando da tre anni, la data della mia nascita coincide con quella della morte di Giovanni Paolo II.
Non sono un gran credente e soprattutto non ho mai visto la gerarchia della Chiesa come un riferimento. Ma non posso dimenticare quello che ha tentato di fare per questo mondo: dall’attacco alla mafia, alla riunione delle religioni ad Assisi, al viaggio a Gerusalemme, al supporto alla sua Polonia.
E proprio oggi forse sarebbe opportuno parafrasare una battuta del “marchese del Grillo”, quando il prete che va verso il patibolo dice “inginocchiatevi, inginocchiatevi tutti…”.
Soprattutto quei politici che si spacciano per portavoci delle istanze dei cattolici, dovrebbero inginocchiarsi: dove sono le loro proposte per rafforzare la lotta alla mafia? Dove è il loro grido “mai più guerre”? Dove è la volontà di includere e non di escludere.
Caro Giovanni Paolo, i potenti del mondo sono venuti al tuo funerale, ma non ti hanno mai meritato.
Gianfranco Miccichè, esponente di forza italia…esponente è un parolone ha rilasciato una dichiarazione incredibile “Chi arriva a Palermo riceve un’immagine negativa, solo incentrata sulla mafia, già dal nome dell’aereoporto che è Falcone e Borsellino“.
incredibile
incredibile
incredibile
Questi personaggi devono essere DIMESSI immediatamente. Ma soprattutto, vista la loro storia, non possono permettersi di citare personaggi come Falcone e Borsellino.






