You are currently browsing the tag archive for the 'live' tag.
Sono allo stadio, il clima è quello solito, con i trentenni, i quarantenni, i cinquantenni, ma anche con dei giovanissimi. Fa caldissimo, ma chissenefrega.
Nel 2003 l’ingresso sulle note di Ennio Moricone fu da brivido, altrettanto bello è stato vedere tutti salire sul palco senza fronzoli, pronti per una guerra di note.
Parto dalla fine: all’uscita incontro Monica con il mitico Tony, il suo commento è lapidario “Questa scaletta nemmeno il fan più accanito l’avrebbe scritta meglio”. Sono d’accordo, sopra a qualsiasi altro elemento questo concerto è da ricordare per una sequenza di canzoni da brivido, dove si sono mescolati i super classici, i brani più recenti, le cover, i brani cult poco eseguiti.
I soliti criticoni diranno “Si ma Thunder Road? Si ma The River?”. Certo, saremmo dovuti restare almeno un’altra ora per sentire tutto quello che avremmo voluto.
Il Boss riuscirebbe a far ballare anche una mummia egiziana e questo è il messaggio che lancia fin dalla prima canzone, la bellissima cover Summertime Blues di Eddie Cochran, collegata ad altri cinque pezzi per un inizio tutto da ballare.
Partono le richieste dal pubblico, Il Boss raccoglie divertito i cartelli e sceglie qualcosa di unico: None But the Brave è una chicca, qualcosa di impensabile per l’ascoltatore di primo pelo.
La seconda richiesta è invece il classico Hungry Heart che fa ruggire tutto lo stadio ed apre le porte a Darlington Country, un pezzo dell’album Born in the Usa, suonato pochissimo dal vivo, ma super affascinante.
È solo il preludio ad uno dei momenti più incredibili, con una Because the Night raramente sentita a questo livello, con un fantastico assolo alla chitarra di Nils Lofgren che da solo valeva il prezzo del biglietto.
È bellissima una ripresa sui megaschermi, di un bambino in primissima fila con la cuffia rossa per proteggerlo dai decibel!
Il Boss vuole far del male al nostro cuoricino, con Racing in the Street, Badlands, Darkness on the edge of town, I’m on fire e Rosalita (c’è, sono contento!).
Ma dobbiamo anche ricordare la sfida delle chitarre tra il boss e Little Steven in Prove it all Night, la passeggiata per il palco con l’armonica durante The Promise Land, il suo fare super sexy durante Spirit in the night e nuovamente un grande Little Steven in Long walk home.
Piccolo stop, arrivano i “bis” e parte con la Girls in their summer clothes che speravo fosse in scaletta e di corsissima si arriva anche a Born To Run, l’apoteosi.
È finita, anziché no.
L’ultima perla, che da una parte crea il comeback a 1985 e dall’altra è qualcosa che solo i grandi possono fare: per la prima volta in questo tour Twist and Shout che ci porta direttamente all’uscita, quasi come una droga della quale non si può fare a meno.
Provo a fare anche il critico vero: Il Boss non solo è il più grande rocker e performer vivente, ma è stato più bravo anche della stessa E-Street Band che in alcuni passaggi non è stata eccezionale, soprattutto Big Clarence era un po’ in difficoltà. Ma parliamone: tre ore di concerto, orario di chiusura obbligato sforato senza nemmeno pensarci, brani collegati senza pause, salti, tuffi e tutte le tecniche di seduzione che il Boss poteva mettere in campo.
L’acustica non era il meglio in circolazione ed anche l’organizzazione del Comune di Milano ha lasciato a desiderare.
La mitica scaletta del concerto, parla da sola.
- Summertime Blues
- Out In The Street
- Radio Nowhere
- Prove It All Night
- The Promised Land
- Spirit In The Night
- None But The Brave
- Hungry Heart
- Candy’s Room
- Darkness On The Edge Of Town
- Darlington County
- Because The Night
- She’s The One
- Livin’ In The Future
- Mary’s Place
- I’m On Fire
- Racing In The Street
- The Rising
- Last To Die
- Long Walk Home
- Badlands
- Girls In Their Summer Clothes
- Detroit Medley (“Devil with the blue dress”, “Good golly Miss Molly”, “C. C. Rider”)
- Born To Run
- Rosalita
- Bobby Jean
- Dancing In The Dark
- American Land
- Twist And Shout [Tour Premiere]
Questo post è stato scritto con il Nokia 810 Tablet
Vedere Springsteen dal vivo è un’esperienza.
Vedere Springsteen dal vivo a San Siro è l’esperienza musicale della vita, che oggi si ripete ancora una volta.
Nel 1985 avevo 14 anni ed abitando a Roma, giustamente per loro, meno per me, i miei genitori non mi fecero fare un Roma-Milano per un concerto.
Nel 2003 ero anche io sotto l’acqua a vedere il Boss in quello che lui stesso ha definito “uno dei cinque concerti migliori della carriera”.
Descriverlo è difficile, forse l’acqua non ha mai superato l’energia sprigionata dentro lo stadio.
Nel 2008 sono di nuovo qui quasi per fortuna, anzi per grazia di Stefano che mi ha dato un biglietto in più. Citando un famoso manager Tim incappato in una waterloo dei discorsi, “si respira un’aria di pessimismo”: per molti Magic non è una pietra miliare della musica, la recente scomparsa del tastierista Danny Federici ha forse cambiato gli equilibri della band, la mancanza di Patti Scialfa a casa con i bambini fa perdere quell’aria familiare sul palco. Aggiungiamoci anche le insistenti voci che danno questo come l’ultimo tour insieme alla E-Street Band. Non si sa mai, intanto lo mettiamo in cascina.
Lo ammetto, sono un fan a-critico, Lui mi va benissimo così, sempre e comunque. Adoro questo sessantenne che sale sul palco con la voglia di un ragazzino, pronto a esaurire il sudore e le corde vocali.
Oggi è lo Springsteen Day, sono in giro per lavoro a Milano ma lo inizio leggendo tutti gli articoli possibili di lancio del concerto, ho ovviamente il suo sound nelle cuffiette, in metro cerco di immaginare la scaletta, leggendo quelle degli ultimi concerti prima di San Siro.
Si, perché in questo tour il Boss si sta divertendo molto a suonare a richiesta, prendendo i cartelli con le proposte dei fans in prima fila. Cosa vorrei sentire? Io ho una predilezione per Born to Run, che è il mio inno, ma è scontato che ci sia. Come molti quindi penso a qualche pezzo più curioso. Rosalita mi fa impazzire, anche nel 2003 a Milano era in scaletta, mentre in questo tour la suona una volta su tre. Dell’album Magic scelgo Girls In Their Summer Clothes, una canzone banale per i critici, ma piacevolissima da sentire. Proposta in alcuni concerti, ma non sempre, spero ci sia, magari collegata a qualche classicone.
Sto scrivendo questo articolo durante la giornata, ma non vedo l’ora che scocchi l’ora…a proposito, quale ora? Secondo me, il Boss non inizierà mai alle 20.30 come impone il Comune di Milano.
A Londra si è beccato 80.000 sterline di multa per aver sforato l’orario…

Un grande, grande evento mediatico e culturale.
Come tale può essere sviscerato, quasi vivisezionato in ogni suo interstizio, può esserne visto il bello ed il brutto, ma è un evento. Punto. Stop. Cioè qualcosa di cui si è parlato e se ne parlerà in futuro, come pietra di paragone per la lotta che ha incarnato o per il “contenitore” che ha utilizzato.
Servirà all’ambiente? Forse si e forse no.
Ma senza questo evento, avremmo raggiunto un risultato migliore nei confronti dei potenti? Sicuramente no. Quindi tanto meglio averlo avuto, averlo goduto e aver modo di poterci riflettere sopra.
![]()
![]()






Live Earth – commenti critici
13 Luglio 2007 in The World | Tags: al gore, commenti, earth, live, MTV | Leave a comment
Al Gore per Live Earth
E come al solito, sono arrivati i sapientoni.
Quando ci si trova davanti ad un evento che non si riesce a gestire, è meglio demonizzarlo. Ed ecco che Live Earth diventa qualcosa di banale, che forse sarebbe stato meglio evitare.
Ho ascoltato il commento di Giordano sul Live Earth, critico sulla ipocrisia di artisti miliardari con jet privati che poi chiedono di stare attenti al pianeta o sul ruolo di Al Gore. Forse.
Ma è la stessa ipocrisia utilizzata da un ex Presidente del Consiglio “operaio” che parla delle pensioni minime e poi spendere centinaia di milioni di euro per ville, jet e yacht, oppure da un parlamentare che parla di giustizia essendo condannato con sentenza passata in giudicato. No?
Il rapporto tra mittente del messaggio e destinatari non e’ lo stesso?
Non vorrei pensare anche ad un pizzico di invidia per la messa in onda da parte di La7 ed MTV…Poi è arrivato il commento di qualche critico musicale che ha detto “Questo evento fa male alla musica, perché sono presenti solo artisti di grande notorietà, con canzoni molto conosciute per attirare il pubblico“.
Non ricordo che Al Gore si era posto come obiettivo di scoprire nuovi talenti o di fare musica progressive…qui si doveva solo far parlare dell’evento e del problema.
Insomma…ma non era meglio avervi già in ferie?