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Annozero
Ieri sera è andata in onda la cosiddetta “puntata riparatrice” di Annozero richiesta dal consiglio di amministrazione della RAI. Chi conosce Santoro poteva immaginare che non si sarebbe cosparso il capo di cenere, che non si sarebbe prostrato al potere della censura, ma anche i suoi fans più sfegatati credo che non avrebbero potuto mai immaginare quello che hanno fatto.
Tutta la puntata è stata una miscela intrigante di giornalismo vero, perché hanno documentato le “non mancanze” delle puntata precedente, di ironia e di grandissima satira. Una serata intensa, piacevole, fluente e soprattutto corretta.
La Guzzanti alla fine è stata semplicemente epica “Se la tv di Stato ha imparato gli italiani a parlare, le tv di Berlusconi hanno imparato gli italiani a stare zitti“.
La mia colonna sonora di questa estate è facile da scegliere: Rino Gaetano.
Si, parlo dell’estate 2008, non di quella del 1978 o 1979.
Ascolto tanta musica, mi piace cercare di conoscere qualcosa di nuovo, avevo sempre trascurato Rino Gaetano fino a che la RAI, che da contribuente ringrazio, non ha trasmesso una fiction sulla sua vita che mi ha introdotto a questo artista e al periodo storico nel quale ha vissuto. Dalla tv all’iPod il passo è stato breve e una decina di canzoni di Rino sono stabilmente nella mia playlist, ascoltate indifferentemente sia in metro sia quando vado a correre.
L’ho accosto a Corrado Guzzanti perché ad entrambi riconosco il genio ed una dote incredibile: riescono a fotografare la società ma riescono anche ad anticipare il futuro.
Sentire Nuntereggae più, canzone di Gaetano del 1978, è come sentire un tormentone estivo appena realizzato, tanto è ora attuale.
Guardare una scenetta di dieci anni fa di Guzzanti, è come vedere Zelig della stagione scorsa, tanto sono attuali gli atteggiamenti dei politici, tanto sono altrettanto forti le battute.
Purtroppo temo anche che oltre alla loro bravura e alle loro intuizioni, ci sia anche una lentezza generale del nostro paese, che impiega dieci o venti anni per attuare dei cambiamenti sociali e politici realmente visibili.
L’8 luglio a Piazza Navona alla manifestazione organizzata contro gli ultimi interventi del Governo Berlusconi, io c’ero e sono contento di esserci stato.
Ci sono andato senza bandiere e senza galloni, per essere non contro qualcuno, ma a favore di qualcosa.
Cosa ho visto a Piazza Navona? Una piazza plurale, fatta di cittadini che provenienti da diverse convinzioni si sono riunioni per ascoltare, per tifare (giustamente) e per dimostrare.
Ho visto un palco sul quale si sono alternati filosofi, giornalisti, scrittori politici, comici, cantanti, con convinzioni diverse ed approcci diversi.
Forse questo pluralismo ha destabilizzato. Siamo così abituati a vedere in televisione programmi monolitici o a sentire in Parlamento interventi fotocopia, che sentire toni di voce differenti, vedere gestualità differenti, dover passare da un intervento comico ad uno strutturato, ha disorientato tutti.
Il disorientamento è stato innanzitutto proprio di chi ha promosso la manifestazione, con alcune precisazioni, con la voglia di prendere le distanze da alcuni interventi, che non ho ben capito.
Forse ancora più grave è il disorientamento dei media, scandalosamente falsi nei racconto della manifestazione, scandalosamente superficiali nelle analisi della stessa.
In questo Paese si persevera con la confusione dei ruoli: un ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, attaccò Marco Travaglio durante una puntata di Annozero, reo di essersi fatto pagare le vacanze da qualcuno, atto di nessuna rilevanza visto che Travaglio è un giornalista e non un politico, mentre mi sembra di non poca rilevanza che pochi giorni fa il Presidente della Camera Gianfranco Fini abbia passato dei momenti di relax a bordo del mega yacht di Marco Tronchetti Provera, che ha distrutto la Telecom ora costretta a licenziare.
In questa occasione, alcuni commenti hanno citato “Sabrina Guzzanti come esponente del centro-sinistra ha fatto delle battute gravissime su un ministro della Repubblica”.
Capisco che il livello della politica è così basso, ma la Guzzanti non è un portavoce, è una comica, che sarà stata forse un pochino sopra le righe, ma sempre un’attrice resta.
Agli attori il compito di enfatizzare alcuni aspetti tragici o comici del potere.
Ai giornalisti il compito di evidenziarli e denunciarli.
Alla politica, purtroppo, il compito di risolverli.
Oggi ore 18.00 a Piazza Navona.
Non so esattamente cosa accadrà, quante gente ci sarà e soprattutto se questa “chiamata alle armi” avrà qualche seguito.
So soltanto che è necessario esserci, non contro qualcuno ma a favore di qualcosa, della liberà di pensiero, della libertà di essere in minoranza, della libertà di continuare a raccontare al mondo quello che accade.
I cappi al collo non si devono più stringere, si devono allargare, allargare, allargare.
Ore 18. Ci saremo.







