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Il provincialismo e l’approssimazione che permea il nostro Paese è ormai a livelli insostenibili e la conferma si è avuta recentemente con la presentazione dei dati ISTAT sul PIL. In Italia siamo al -5,9%, preoccupante è a dir poco, se non fossimo in buona compagnia della Germania e di altri colossi economici. Questo dato è però preoccupante se viene letto sul medio termine, cioè anche se i prossimi trimestri fossero eccezionali, e non si vede come, l’Italia chiuderebbe quest’anno comunque in negativo.
Con una prospettiva del genere ci siamo dovuti sentire la dichiarazione del Presidente del Consiglio “Il peggio è passato, vediamo segnali di miglioramento”. Già presa da sola, segnerebbe la salute mentale del premier, ma ancora più aberrante è stato l’approfondimento “Ho sentito diversi amici imprenditori e tutti mi hanno detto che ci sono segnali di ripresa”. Ma questo è un dato scientifico-economico attendibile? Non è stata fatta nessuna analisi sull’andamento? Il ministro Scajola è ancora in ferie perenne da alcuni anni o è al suo posto di lavoro?
Mi stupisce ancora di più il Premier, notoriamente imbrigliato i dati statistici di ogni tipo, dai sondaggi sul suo gradimento ai processi in corso, che si ostina a non vedere un dato così netto.
Io sono preoccupato per il mio futuro, ma la preoccupazione non deriva dalla attuale crisi economica, perché quella prima o poi passa. Sono preoccupato dall’essere nelle mani di questi personaggi, che ci portiamo avanti da decenni e che rischiano di non passare mai.

Una cucina Berloni
Oggi ho visto per la prima volta il nuovo spot della Berloni, nota azienda produttrice di cucine.
Lo spot inizia con “dicono che c’è crisi…” e finisce con un’offerta: sconto del 33% sul prezzo di listino, TV LCD in regalo e finanziamento ad interessi zero per due anni.
Brava Berloni.
Lo dico sinceramente, perché è forse la prima occasione nella quale un’azienda parla apertamente della crisi economica e propone, ovviamente pro-domo sua, un correttivo.
Se questa crisi è vera e come dicono i politici “aggredisce l’economia reale”, chi vive nell’economia reale ha il dovere di proporre dei rimedi o delle soluzioni. Qualcuno pensa che sono degli spot per vendere di più? È giusto! Se il messaggio degli economisti è di non fermare il volano economico di acquisto, produzione, vendita…Berloni in questo caso non fa altro che trovare una leva per incentivare questo volano.
Forse tutti gli attori dell’economia reale, a partire dalle aziende per finire con le associazioni di commercianti ed imprenditori, dovrebbero parlare di meno e fare di più. È vero che sono questi i momenti nei quali si vede la creatività e si valuta la voglia di lavorare.
Da quindici anni ormai capito sempre alla BIT, la fiera del turismo di Milano, per piacere o sempre più spesso per lavoro.
Quest’anno la domanda era solo una: quanto la crisi economica influirà sul settore? Già questa domanda in sé non è corretta e dovrebbe essere analizzata. Quanto la crisi influisce sulla voglia degli italiani di partire? Poco o niente. Quanto gli italiani partono lo stesso nonostante la crisi? Quasi come se non ci fosse, a leggere i dati. Quanto gli operatori del settore turistico sentono la crisi che arriva? Da quello che si è visto in fiera, tantissimo.
L’aria di austerità e il numero degli operatori assenti alla BIT 2009 mi hanno ricordato il post 11 settembre. I tour operator erano praticamente tutti assenti, diciamo che dei primi dieci per dimensioni e fatturato forse erano in due. Le compagnie aeree assenti erano moltissime, alcune ospitate presso gli enti del turismo, altre in stand microscopici, altre ancora con forme variegate di presenza.
Ma la mia impressione è che il settore del turismo nel suo complesso viva una perenne incertezza dovuta a due fattori principali. Innanzitutto, la totale incapacità da parte dei politici italiani di valorizzare il nostro patrimonio artistico, culturale ed ambientale. Questo significa che un operatore non ha la certezza che il volume dei viaggiatori, anche solo in Italia, aumenti costantemente di anno in anno. Non ha nemmeno la consapevolezza se l’aumento possa derivare da un maggior numero di italiani che restano nel nostro paese o da un maggior numero di stranieri che lo scelgono.
Il secondo motivo è la mancanza di esperienza di molti operatori turistici che non riescono a reagire alle varie problematiche che il settore può presentare. Spesso le reazioni, come la presenza nelle fiere, le campagne pubblicitarie o le politiche di prezzi, sono decise sulla base dell’emotività e non sulla base di un progetto.
Potrei sembrare troppo duro, ma faccio soltanto un paragone con altri settori produttivi: ad esempio l’informatica, seppur giovanissima come industria, ha già passato diverse crisi ed il suo management è ormai abbastanza addestrato sul come affrontare certe situazioni.

Le scarpe contro Bush
Questo 2008 bisestile sta per finire e come alla fine di ogni anno si tracciano dei bilanci o si fanno delle rassegne delle notizie più importanti. È un anno che ci lascerà molti ricordi.
Abbiamo visto l’inizio della più grande crisi finanziaria che il mondo recente abbia mai subito e certamente le immagini dei dipendenti licenziati che escono con gli scatoloni dagli uffici dei grandi colossi americani ce le potevamo aspettare solo in un film.
Una pietra miliare resterà la candidatura e la successiva elezione di Barack Obama, che sarà il primo presidente americano di colore. È un evento che speriamo possa realmente cambiare non solo la società americana ma che possa rilanciare l’uguaglianza delle persone.
Lo sport ha fatto scalo a Pechino, per un’edizione delle Olimpiadi che resterà memorabile per la fusione tra la tradizione cinese e la grande tecnologia e modernità che sono riusciti ad esprimere in questa occasione. Questa Olimpiade resterà indelebile anche per le incredibili prestazioni di Michael Phelps e Usain Bolt, due atleti molto differenti ma accomunati dalla capacità di stupire.
Forse il 2008 è stato l’anno dell’effettivo sorpasso di Internet rispetto a tutti gli altri mezzi di comunicazione, perché tutti questi eventi sono stati vissuti in Rete più che su altre piattaforme. E poi c’è stata l’esplosione dei social network come Facebook, capace in Italia di scardinare anche le persone più restie all’uso del computer.
Sono stato partecipe di tutto questo, come cittadino del mondo, come appassionato di sport, come osservatore della quotidianità.
Ma se chiudo gli occhi e penso all’immagine che più mi ha colpito di questo 2008, non ci sono dubbi: le scarpe tirate contro Bush da un giornalista iracheno durante una conferenza stampa.
È un’immagine di una potenza incredibile che unisce questi due uomini in un magma di arroganza, irriverenza, orgoglio, destabilizzazione, potere, contro-potere. Sono rimasto affascinato dalla semplicità di questo gesto, fatto da un uomo ad un altro uomo, senza tener conto delle differenti posizioni.
Attenzione potenti della Terra, tutto è cambiato.
Non posso fare valutazioni economiche o finanziarie sulla crisi che si è aperta con il crollo delle borse ed il fallimento delle banche americane.
Resto stupito da coloro che restano stupiti. Nel senso che uno il commento più diffuso tra opinionisti, giornalisti ed economisti è stato “Che crollo, così di colpo”.
Io non so in che mondo vivono loro o in che mondo vivo io, ma questa “crisi” è per me la fase finale di un primo tracollo di tutta l’economia che è iniziato due anni fa. Da questa fine inizierà una crisi ancora più profonda che sembra partita ora solo perché è più sotto i riflettori.
Da quasi dieci anni sono un piccolo imprenditore, sono una di quelle tante piccole e medie imprese fondamenta di questo paese. Chi è nella mia stessa condizione o tutti coloro che lavorano in queste aziende, sanno perfettamente che la crisi palpabile, quella dei crediti pagati a 120 giorni, quella delle banche che non ti danno un Euro, quella di un sistema che vive sul “forse” non è arrivata un mese fa.
L’esempio tipico è il seguente: faccio un lavoro, il cliente dovrebbe pagare a sessanta giorni dalla fattura ma paga dopo 120 giorni. Nel frattempo per far vivere la mia azienda mi rivolgo alle banche per avere un fido ma le banche sono sempre meno disposte. Il mio bilancio è in attivo, il mio fatturato cresce, ma l’azienda rischia di chiudere. È normale?
Io non so se un Ministero delle Piccole e Medie Imprese è una proposta assurda, ma in Italia non vedo la reale rappresentanza per coloro che ogni giorno creano del valore in attesa di poterlo monetizzare non si sa quando.





