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La maglietta con la frase della Bindi

Come molti sono stato spettatore in diretta di una delle battute più felici della storia politica italiana. Rosy Bindi a Porta a Porta, attaccata da Silvio Berlusconi, risponde che “non sono una donna a sua disposizione”, rivendicando una posizione di indipendenza ed alludendo chiaramente all’affaire escort del Premier.
Come nelle migliori rappresentazioni teatrali, una buona battuta deve esser lanciata da una “spalla” ed in questo caso Berlusconi ha offerto un assist eccellente alla Bindi.
Oltre a fare ancora una volta gli onori alla Bindi per l’eccezionale freddezza, mi sono interrogato più volte rispetto a dibattito che si è aperto sulla posizione delle donne nella nostra società.
Come spesso mi accade, resto in bilico tra due posizioni, quasi interdetto dal mondo nel quale stiamo vivendo.
Le donne hanno assolutamente ragione. Ci sono ancora degli atteggiamenti nei loro confronti che sono quantomeno irriguardosi, se non discriminanti o addirittura razzisti. Non sono un sociologo quindi non so se dipende ancora dai retaggi culturali, oppure dal flusso di ormoni che invade un uomo al cospetto di una donna, oppure dalla voglia del maschio di dominare la specie. Ma è certo che ci stupiamo ancora se una donna diventa direttore di un giornale o amministratore delegato di un’azienda o primo ministro di un paese. E questo stupore è l’indicatore di una situazione insostenibile.
Non credo che ci sia un’altra faccia della medaglia in questo caso, forse l’unica è il mio scoramento nel dover registrare questa situazione.

Mi piace l’espressione che Di Pietro usa spesso per spiegare le incongruenze di questo Paese “Si tende a guardare il dito ma non la Luna”. È quello che continua ad accadere per le vicende personali del Presidente del Consiglio attuale, coinvolto in una serie di frequentazioni quantomeno discutibili.
Tutti continuano a guardare l’aspetto più morboso della vicenda, che probabilmente il Premier si appartava con ragazze di ogni età per passare del tempo in allegria.
Provo ad identificare i punti che compongono la “mia Luna” su questa vicenda:

  • chiunque è libero di comportarsi come crede, all’interno delle leggi e del rispetto altrui. Non un Presidente del Consiglio che poi detta una linea politica ed anche morale di un Paese, ad esempio sostenendo il Family Day, oppure la santità del matrimonio rispetto alle coppie di fatto, oltretutto da divorziato;
  • un Presidente del Consiglio non dovrebbe mentire al suo Paese, cosa che sta accadendo continuamente con questa vicenda e con molte altre passate. Ci sono riscontri evidenti, dichiarazioni discordanti e fatti accertati, mentre il Presidente continua imperterrito a cambiare versioni o ad addossare la colpa a giornalisti anche quando ci sono delle registrazioni video chiare;
  • Un Presidente, come un parlamentare o qualsiasi altra alta carica dello Stato, dovrebbe tenere una condotta tale da non poter essere ricattato né da un punto di vista istituzionale né da un punto di vista personale. È strano che questo Presidente abbia sempre frequentazioni dubbie, dallo stalliere di Arcore, a massoni, ad imprenditori che girano con escort al seguito;
  • infine non mi è chiaro perché se dei tifosi vedono un calciatore della loro squadra in una discoteca fino alle quattro di mattina si arrabbiano ed in questo caso nessuno si arrabbia che un Presidente del Consiglio prima e dopo momenti cruciali per la vita del suo Paese ha fatto le ore piccole in festicciole ed altri passatempi.

Ce ne sarebbero altre, ma credo che siano già sufficienti quantomeno a far indignare i cittadini di questo Paese: invece la maggior parte è contenta di avere un Presidente che gira con belle donne e fa i festini.

In vacanza si tende ad allontanarsi dalla quotidianità ma un quotidiano non me lo nego mai anche se sono dall’altra parte del mondo.
Apro il giornale e leggo l’ennesimo siparietto dell’attuale Presidente del Consiglio che, quasi non avesse altri problemi da risolvere, durante una conferenza stampa da lui stesso convocata si rivolge ad una giornalista di Rai 3 con frasi quasi minacciose.
Ho subito pensato che fosse un falso virgolettato, cioè una dichiarazione estrapolata da un contesto o rielaborata. Ho comprato altri giornali, sono andato online, ma poi quando ho visto anche il filmato ho dovuto accettare la triste realtà: abbiamo la conferma che l’Italia è sotto regime, oltretutto guidato da qualcuno che si fa smascherare come niente.
I laureati in scienze delle comunicazioni, come i giornalisti di lungo corso, come gli analisti e gli storici, potranno tirare fuori tonnellate di riferimenti al reale ruolo dei media in una nazione civile e democratica, al rapporto tra politica ed informazioni, al dovere di un uomo politico di rispondere e dar conto dalla stampa.
Ma tutto questo sarebbe inutile qui in Italia, paese ormai anestetizzato ed incapace di reagire anche alle più elementari necessità di libertà ed informazione.
La dichiarazione di Berlusconi è sconcertante per vari motivi. Lui non è in una posizione obiettiva per analizzare o criticare una testata giornalistica, essendo direttamente o indirettamente proprietario o controllore del 70% dei media italiani. Non è solo un conflitto di interessi ma la vedrei anche come una concorrenza sleale perché messa in atto da una posizione privilegiata.
La critica al governo, come all’opposizione, e quindi in generale alla classe politica di una nazione non è appannaggio di una certa categoria di giornalisti, servizio pubblico o meno, rispetto ad un’altra. Qualsiasi giornalista, di qualsiasi testata, dovrebbe avere non solo la libertà ma anche il dovere di informare, per quello che gli è possibile fare, i cittadini su cosa va e cosa non va in questo Paese.
È ancora più incredibile che questa dichiarazione avvenga durante una conferenza stampa da lui stesso organizzata. Se un giornalista viene invitato ad una conferenza stampa e non può fare domande su quello che ritiene opportuno, cosa ci dovrebbe andare a fare?
Infine: come fa il Presidente del Consiglio a sapere quale è il desiderio sulla RAI dei suoi veri azionisti, cioè di tutti noi che paghiamo il canone? Perché nessuno mi chiede mai cosa vorrei dal servizio pubblico o cosa non vorrei vedere sui canali che io stesso concorro a produrre?

Ho sempre pensato che “il voto è segreto” solo per chi ha una convenienza personale a tenerlo segreto. Perché il voto è l’espressione di una tendenza personale alla vita, oltre ad essere una giusta modalità di partecipazione sociale.
In questi giorni sto vedendo come molti miei amici e contatti, su Facebook ad esempio, stanno esprimendo palesemente il loro orientamento al voto. Nonostante questo mi faccia piacere, credo che sia un ennesimo segnale di insofferenza verso la politica, perché per ognuno di noi non si tratta più di essere di sinistra, di destra o di centro, ma si tratta di essere “quale” sinistra, destra o centro.
Negli ultimi quindici anni hanno tentato di inculcarci nel cervello la nozione di bipolarismo o bipartitismo, per poi andare a constatare che i distinguo all’interno degli schieramenti sono fortissimi.
Speravo di essere chiaro come molti miei amici nella mi dichiarazione di voto, ma lo posso essere solo parzialmente.
Sono di sinistra e lo rimarrò, quindi nessun ribaltone anche perché credo siano assolutamente inconcepibili. Essere di sinistra non è una scelta politica, ma uno stato d’animo, una predisposizione verso l’altro.
Sono uno dei “senza casa” della sinistra, nel senso che da diessino ho rifiutato l’idea del PD, votando la mozione Mussi.
Alle prossime elezioni europee voterò a sinistra, ma sicuramente NON voterò PD. Mi si potrebbe obiettare “perché non sei d’accordo con Franceschini, ex-democristiano”. Prima della fondazione del PD un dirigente locale del partito mi disse “non guardare alle persone ma guarda al partito, alla sua anima” quando contestai la scelta di Rutelli candidato a sindaco di Roma.
Non sono totalmente d’accordo con questa affermazione ma la prendo per buona e per questo dico: sono anche d’accordo con la linea dura di Franceschini contro Berlusconi, sono anche d’accordo con la sua franchezza di espressione, forse mutuata nel tempo dai successi di Di Pietro. Non sono d’accordo con il concetto di partito del PD.
Non voterò PD per alcuni motivi fondamentali:

1) vorrei tornare ad una visione “antica” della Politica, quando si identificavano dei rappresentanti che potessero portare avanti le istanze del popolo. Ora invece i rappresentanti si impongono a prescindere dalle esigenze del popolo o ancora peggio credono di saperle interpretare;

2) non mi è più sufficiente il concetto di “voto utile”, cioè la necessità di concentrare i voti su un’entità a prescindere dai suoi comportamenti, perché così avrà più forza. Significa NON ragionare più, significa limitare la visione di un futuro. E la politica deve avere e deve dare una visione;

3) non accetto di vedere non difesi i diritti civili, dalle unioni di fatto fino al testamento biologico, solo per la necessità di tenere “tutti dentro” al partito. Non accetto che posizioni di convenienza siano più importanti dell’individuo;

4) non voglio votare un partito che esclude, piuttosto che includere. A parole il PD è aperto a tutti i riformisti, nei fatti non ha nemmeno la voglia di convincere gli elettori in dubbio o che ipotizzando di votare altrove.
infine, nonostante tutte le batoste di questo ultimo anno, nonostante ci sia il rischio di lasciare il nostro Paese in mano a Berlusconi fino ad una sua fine naturale, la dirigenza non ha minimamente cambiato la rotta.

Ecco perché voterò a sinistra, ma non voterò PD.
Cosa mi auguro per il futuro?
Che TUTTA la SINISTRA prenda una batosta elettorale tale che il giorno dopo qualcuno, anche solo perché sente la sua cadrega (sedia) barcollare dica “sentite, ci mettiamo intorno ad un tavolo, lasciamo perdere gli interessi di quartiere e facciamo un partito unico della sinistra?” Ma sinistra vera, non annacquata.
Arrivati a questo punto, questo spero.

Il provincialismo e l’approssimazione che permea il nostro Paese è ormai a livelli insostenibili e la conferma si è avuta recentemente con la presentazione dei dati ISTAT sul PIL. In Italia siamo al -5,9%, preoccupante è a dir poco, se non fossimo in buona compagnia della Germania e di altri colossi economici. Questo dato è però preoccupante se viene letto sul medio termine, cioè anche se i prossimi trimestri fossero eccezionali, e non si vede come, l’Italia chiuderebbe quest’anno comunque in negativo.
Con una prospettiva del genere ci siamo dovuti sentire la dichiarazione del Presidente del Consiglio “Il peggio è passato, vediamo segnali di miglioramento”. Già presa da sola, segnerebbe la salute mentale del premier, ma ancora più aberrante è stato l’approfondimento “Ho sentito diversi amici imprenditori e tutti mi hanno detto che ci sono segnali di ripresa”. Ma questo è un dato scientifico-economico attendibile? Non è stata fatta nessuna analisi sull’andamento? Il ministro Scajola è ancora in ferie perenne da alcuni anni o è al suo posto di lavoro?
Mi stupisce ancora di più il Premier, notoriamente imbrigliato i dati statistici di ogni tipo, dai sondaggi sul suo gradimento ai processi in corso, che si ostina a non vedere un dato così netto.
Io sono preoccupato per il mio futuro, ma la preoccupazione non deriva dalla attuale crisi economica, perché quella prima o poi passa. Sono preoccupato dall’essere nelle mani di questi personaggi, che ci portiamo avanti da decenni e che rischiano di non passare mai.

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