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In molti dicono, e forse è vero, che agli italiani non interessa nulla della “casta”, del “conflitto di interessi”, dei “superdiritti della politica”. Se è così, e me ne dispiacerebbe molto, è forse perché la maggior parte di noi non si rende conto di come questi vizi siano più quotidiani e reali di quello che si possa immaginare.
Stamattina ero sull’autobus e sui display circolava un messaggio: “L’ATM, azienda di trasporti di Milano, ricerca conducenti per autobus”. Ottimo, nuovi posti di lavoro. Poi c’è il dettaglio della richiesta: disponibilità a turni a rotazione notturna e festiva, godimento dei diritti civili, assenza di carichi penali o procedimenti penali in corso.
Non mi servono nemmeno due fermate di autobus per riflettere su quanto è strano questo Paese. Per accedere ad un lavoro da 1.200 Euro al mese, per il quale devi anche fare i turni, devi essere un cittadino modello.
Poi invece per essere onorevole, senatore, ministro della Repubblica o addirittura Presidente del Consiglio, tutto è ammesso. Se hai una sentenza penale non puoi entrare come dipendente a 1.200 Euro al mese, ma puoi diventare un parlamentare con 15.000 Euro al mese e tutto il potere che ne consegue. Il caso più evidente, anche se non è l’unico, è quello di Marcello dell’Utri: in un processo per associazione mafiosa viene condannato in primo grado a nove anni mentre era parlamentare. Non solo non si dimette, ma addirittura viene nuovamente candidato nella successiva legislatura, con elezione sicura grazie alla legge elettorale con liste bloccate. Da quella posizione di parlamentare non solo gode di diritti e privilegi che nessun altro dipendente con una sentenza penale potrebbe avere, ma addirittura sarebbe anche nella posizione ideale per reiterare il reato del quale è accusato e condannato in primo grado.
Ad un cittadino con famiglia, figli e magari un mutuo da pagare, che perde il lavoro e non riesce a ritrovarlo, magari perché in passato ha commesso un piccolo errore che gli ha causato una condanna, chi glielo spiega che la “casta” non esiste?
Abito da sempre al mare, ad Ostia ma chi mi conosce un po’ sa quanto sia legato montagna e allo sci. Ho quindi la fortuna di vedere costantemente questi due mondi. Quest’anno sono tornato a fare le vacanze in montagna anche d’estate. Con tre amici siamo andati a Madonna di Campiglio che, con mia grande sorpresa, ho scoperto essere una perla anche d’estate, con luoghi stupendi ed un varietà di attività incredibili.
Al di là del luogo in sé, è stata l’occasione per avere la conferma che, soprattutto per una certa tipologia di persone, la montagna batte il mare a tavolino.
Innanzitutto c’è un fattore educativo e civile: in montagna tutti ci si saluta anche incrociandosi in un sentiero sperduto, al mare non saluti nemmeno i tuoi vicini di lettino dopo un mese; in montagna si cerca di insegnare il rispetto per l’ambiente, al mare si fa di tutto per rovinarlo; in montagna i bambini possono imparare, dalla flora alla fauna, al mare al massimo vengono lasciati a fare castelli di sabbia. Queste affermazioni possono essere certamente contraddette, soprattutto con la frase tipica “ma io non voglio pensare in vacanza”. Però il “non pensare”, non dovrebbe significare poter fare quello che si vuole indipendentemente dagli altri e dall’ambiente circostante. Come il “non pesare” non significa che anche i tuoi figli devono essere costretti a non pensare, a non crescere.
Ma la montagna batte il mare soprattutto per la varietà di attività che si possono fare. Ormai ogni località si è attrezzata per consentire una vacanza sportiva tra trekking, mountain bike, corsa il altura, rafting e qualsiasi altra attività fisica. Come si sono attrezzate per chi invece vuole rilassarsi, con percorsi enograstronomici, servizzi benessere e con il silenzio tipico delle valli.
Per tutti i gusti.
La 3-3 di Madonna di Campiglio è una delle piste da sci più famose del mondo, con il mito del “muro” finale dall’elevata pendenza. Stavolta la vedo in versione estiva, ma la pendenza dell’ultimo tratto è comunque ben visibile!
Ho avuto la fortuna di poter fare un giro sulle Dolomiti durante il mese di luglio, per festeggiare il loro ingresso nel patrimonio dell’UNESCO, e di salire in cima alle Tofane di Cortina D’Ampezzo

Io sulle Tofane di Cortina

Interno Malpensa
Passano i mesi e prosegue lo spurgo della melma prodotta dall’operazione Berlusconi-CAI. Alitalia ha deciso di potenziare la presenza su Fiumicino, relegando Malpensa ad aeroporto ordinario.
Ma come? Questo non doveva essere uno degli asset principali dell’operazione CAI? Non si era osteggiata la vendita ad Air France temendo che quest’ultima privilegiasse Parigi a Milano? Ma non erano la Moratti e tutta la Lega a spingere verso CAI che avrebbe dato nuova luce a Malpensa?
Purtroppo per gli stessi burattinai, questa volta i burattini si sono ribellati. Forse perché sebbene gidati politicamente, restano sempre degli imprenditori e tra una mossa buona, rafforzare un hub già forte, ed una cattiva, investire in qualcosa di impercettibile come Malpensa, preferiscono non pensarci troppo.
La storia di Malpensa è nata male e finirà peggio. Tutti coloro che viaggiano spesso per lavoro si sono resi conto già dall’inizio che era un aeroporto pensato male, costruito peggio e gestito tragicamente: collegamenti irrisori con Milano, costi altissimi per i viaggiatori, servizi da aeroporto di provincia.
Proprio a febbraio scorso ho avuto la sventura di atterrare al famoso terminal 2 di Malpensa, la cosiddetta “casa dei fantasmi”: alle 19.30 della sera, c’era un bar aperto in tutto il terminal, senza parlare dei servizi “poco igienici”. Muri scrostati, controsoffitti penzolanti e pericolosi per i passeggeri. E sono passati solo dieci anni dalla costruzione.
Incredibile è stata la reazione dei politici a tutto questo. Coloro che ai tempi della trattativa con Air France scesero in piazza e minacciarono azioni di qualsiasi tipo, ora commentano “Non è un problema, Malpensa ce la farà lo stesso anche senza Alialia”. Non è un problema? E perché prima lo sarebbe stato?
Sarà che forse Berlusconi ha utilizzato la mossa Alitalia-CAI per le sue convenienze politiche ed ora che deve metter in difficoltà la Lega prima delle prossime elezioni si disinteressa del problema?
O sarà che fin dall’inizio CAI ha detto “noi questa roba di Alitalia la facciamo, dite pure che aiuteremo Malpensa ma già vi diciamo che non se ne parla proprio?”. Quale sarà la verità politica di questa vicenda?





