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Da Madonna di Campiglio in venti minuti si può raggiungere il fiume Noce sul quale ci sono diversi centri per fare rafting o altre attività in acqua. Abbiamo appena iniziato la nostra discesa, partendo da un punto molto tranquillo del fiume.
Ho sempre pensato che “il voto è segreto” solo per chi ha una convenienza personale a tenerlo segreto. Perché il voto è l’espressione di una tendenza personale alla vita, oltre ad essere una giusta modalità di partecipazione sociale.
In questi giorni sto vedendo come molti miei amici e contatti, su Facebook ad esempio, stanno esprimendo palesemente il loro orientamento al voto. Nonostante questo mi faccia piacere, credo che sia un ennesimo segnale di insofferenza verso la politica, perché per ognuno di noi non si tratta più di essere di sinistra, di destra o di centro, ma si tratta di essere “quale” sinistra, destra o centro.
Negli ultimi quindici anni hanno tentato di inculcarci nel cervello la nozione di bipolarismo o bipartitismo, per poi andare a constatare che i distinguo all’interno degli schieramenti sono fortissimi.
Speravo di essere chiaro come molti miei amici nella mi dichiarazione di voto, ma lo posso essere solo parzialmente.
Sono di sinistra e lo rimarrò, quindi nessun ribaltone anche perché credo siano assolutamente inconcepibili. Essere di sinistra non è una scelta politica, ma uno stato d’animo, una predisposizione verso l’altro.
Sono uno dei “senza casa” della sinistra, nel senso che da diessino ho rifiutato l’idea del PD, votando la mozione Mussi.
Alle prossime elezioni europee voterò a sinistra, ma sicuramente NON voterò PD. Mi si potrebbe obiettare “perché non sei d’accordo con Franceschini, ex-democristiano”. Prima della fondazione del PD un dirigente locale del partito mi disse “non guardare alle persone ma guarda al partito, alla sua anima” quando contestai la scelta di Rutelli candidato a sindaco di Roma.
Non sono totalmente d’accordo con questa affermazione ma la prendo per buona e per questo dico: sono anche d’accordo con la linea dura di Franceschini contro Berlusconi, sono anche d’accordo con la sua franchezza di espressione, forse mutuata nel tempo dai successi di Di Pietro. Non sono d’accordo con il concetto di partito del PD.
Non voterò PD per alcuni motivi fondamentali:
1) vorrei tornare ad una visione “antica” della Politica, quando si identificavano dei rappresentanti che potessero portare avanti le istanze del popolo. Ora invece i rappresentanti si impongono a prescindere dalle esigenze del popolo o ancora peggio credono di saperle interpretare;
2) non mi è più sufficiente il concetto di “voto utile”, cioè la necessità di concentrare i voti su un’entità a prescindere dai suoi comportamenti, perché così avrà più forza. Significa NON ragionare più, significa limitare la visione di un futuro. E la politica deve avere e deve dare una visione;
3) non accetto di vedere non difesi i diritti civili, dalle unioni di fatto fino al testamento biologico, solo per la necessità di tenere “tutti dentro” al partito. Non accetto che posizioni di convenienza siano più importanti dell’individuo;
4) non voglio votare un partito che esclude, piuttosto che includere. A parole il PD è aperto a tutti i riformisti, nei fatti non ha nemmeno la voglia di convincere gli elettori in dubbio o che ipotizzando di votare altrove.
infine, nonostante tutte le batoste di questo ultimo anno, nonostante ci sia il rischio di lasciare il nostro Paese in mano a Berlusconi fino ad una sua fine naturale, la dirigenza non ha minimamente cambiato la rotta.
Ecco perché voterò a sinistra, ma non voterò PD.
Cosa mi auguro per il futuro?
Che TUTTA la SINISTRA prenda una batosta elettorale tale che il giorno dopo qualcuno, anche solo perché sente la sua cadrega (sedia) barcollare dica “sentite, ci mettiamo intorno ad un tavolo, lasciamo perdere gli interessi di quartiere e facciamo un partito unico della sinistra?” Ma sinistra vera, non annacquata.
Arrivati a questo punto, questo spero.
Duemila anni fa Roma/Italia era il centro dell’impero, il centro del mondo. Ora tutte le volte che mi capita di uscir fuori dal nostro Paese, mi rendo conto che siamo diventati la periferia di quell’Impero che è oggi l’Europa.
Sono stato tre giorni in Svizzera a sciare ed il confronto su aspetti della vita quotidiana è quasi disarmante.
Carte di Credito
A Roma ho dovuto prenotare tre ore prima un taxi che avesse il pagamento con carta di credito. Alla stazione Termini, la più grande d’Europa, le sei edicole che sono a ridosso dei binari non hanno il POS per la carta di credito ed il bancomat. A Milano ho aspettare oltre mezz’ora un taxi che avesse il pagamento con carta di credito. Quando è arrivato, aveva il POS rotto e ci siamo dovuti rivedere per fare il pagamento. In un negozio di Milano mi hanno rifiutato la carta di credito perché la somma era inferiore ai dieci euro.
In Svizzera ho pagato con carta di credito anche dei cioccolatini da 3 franchi (circa 1,80 Euro) oltre ai giornali e al biglietto per l’autobus. I POS svizzeri ti consentivano di selezionare anche il pagamento in franchi o in Euro
Mobilità per disabili
Avevo con me un trolley grande, sci e scarponi, simulando una mobilità limitata, come quella di un disabile oppure come quella di un turista un po’ anziano che non può alzare le borse.
A Roma o a Milano è impossibile per un disabile prendere la metro, arrivare a Termini e salire sul treno, ci sono rampe di scale ad ogni stazione e, ove presenti, gli ascensori erano fermi.
In Svizzera un disabile può uscire dall’albergo, prendere l’autobus, prendere il treno e salire fino al Top of Europe a 3.500 metri senza problemi. Qui troverà bagni dedicati ed altri servizi specifici. In Svizzera una famiglia con un disabile può restare unita, facendo gite ed escursioni insieme.
Automobili
In Italia siamo abituati a parcheggiare l’auto, anche in terza fila, proprio davanti alla nostra destinazione. Altrimenti ci sentiamo male. Tutte le scappatoie sono buone, dal nascondere la targa ai varchi elettronici, alla falsa autorizzazione per disabili.
In Svizzera in alcuni paesi non entri proprio con le auto e nella maggior parte tutto il centro cittadino è limitato al traffico. Prendi l’autobus, prendi lo ski bus, prendi la bicicletta o…cammini, visto che siamo dotati anche di questa funzionalità.
Prezzi
In Italia paghi un caffè 1,20 in montagna, paghi una bottiglietta d’acqua 1,50 alla stazione, paghi una bottiglietta di the freddo 2,50 alla stazione o all’aeroporto. La Svizzera, che tutti immaginano notoriamente più cara, ha gli stessi prezzi se non inferiori. Ma a parità di prezzo, ti offrono più servizi.
Il decreto legge Gelmini varato da Governo sta facendo molto discutere ed i ragazzi sono tornati in piazza ma soprattutto la politica sta dando il peggio di sé anche su questo argomento.
Ho sentito politici dire “Io so bene cosa accade nella scuola perché tutte le mattina accompagno mia figlia”. A questo punto avere un amico medico ci rende automaticamente esperti in chirurgia, oppure andare allo stadio in curva ci trasforma in presidenti di una società di calcio.
Un’altra incredibile affermazione è “Ci sono più bidelli che poliziotti” quando in uno stato normale, non militare, questo rapporto è corretto perché sicuramente ci saranno più scuole che caserme.
Ancora più incredibile sono le inchieste di questi giorni sullo scandalo del coso degli affitti per gli studenti fuori sede. Ma ve ne accorgete ora? Io andavo all’università quasi venti anni fa e i ragzzi fuori sede già si lamentavano!
Infine “non vogliamo tagliare, ma razionalizzare”.
Non si capisce perché si parla sempre di razionalizzazione e mai di riorganizzazione e non si capisce perché comunque la razionalizzazione è in Italia sinonimo di minori investimenti in un settore. La razionalizzazione nella scuola dovrebbe invece partire da un presupposto: dati x miliardi all’anno, che non diminuiscono, dobbiamo farli fruttare al meglio, togliendo dove non è necessario e mettendo dove lo è.
Visto lo stato nel quale verte la scuola non sarebbe difficile re-investire quegli otto miliardi tagliati nel rifacimento degli edifici, nella modernizzazione dei laboratori di chimica o informatica, nel potenziare la dotazione delle palestre scolastiche. Oppure si potrebbe dare un maggior numero di sovvenzioni per l’acquisto dei libri agli studenti meno facoltosi o aumentare i controlli contro lo scandalo degli affitti.
Invece no, in Italia si decide di tagliare gli investimenti. Io non discuto se il taglio ricadrà sugli stipendi degli insegnanti, sui posti di lavoro, sui meno o più corsi universitari.
È già di per sé uno scandalo tagliare su quello che deve essere il futuro del nostro paese.
È difficile dire qualcosa di opportuno sulla vicenda Alitalia.
Soprattutto chi abita a Roma, ha un amico, un parente vicino o lontano che è un famoso “stagionale” Alitalia: sei mesi di lavoro, due o tre mesi a casa, altri sei mesi di lavoro, altri due o tre mesi a casa e così via.
Poi nel 1992 ho lavorato per un paio d’anni a Fiumicino in una società di import-export ed i miei contatti con il settore merci dell’Alitalia erano quotidiani. Tutti ci rendevamo perfettamente conto già da allora di quale fosse la situazione: non giudico singoli dipendenti o singole anomalie, perché non è il mio ruolo e non sarebbe giusto farlo, ma era evidente che tutto il sistema Alitalia era malato dall’interno.
Diciamocelo chiaramente, l’Alitalia è stato uno dei serbatoi di voti di scambio preferiti da parte di tutti i politici, è stata la mamma di tutte le generose buone uscite per i suoi amministratori, è stata merce di scambio nel valzer delle poltrone ad ogni cambio di governo.
È brutto quello che sta accadendo, vedere che il lavoro di tante persone e soprattutto la storia della nostra compagnia aerea viene giocata “tutto in una notte”. Siamo arrivati anche questa volta ad una resa dei conti che è molto più politica che economica, che è molto più finalizzata ad influenzare l’opinione pubblica che a trovare una reale soluzione. E questo è veramente brutto, perché ci sono in mezzo persone in carne ed ossa.





