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Domenica sono stato ad una cresima. È stata una festa bellissima di una bambina stupenda, ma questo credo che non interessi molto. È stata l’occasione per osservare molti bambini insieme, sia i cresimandi, sia tutti quelli che erano ad assistere. In totale diciamo un centinaio di bambini sui quali posso dare queste percentuali: 30 erano sovrappeso, 40 erano scheletrici (un tempo si diceva rachitici) e trenta erano nella media.
Società dell’immagine? Assolutamente no, ne faccio un problema di salute ma soprattutto un problema di cultura.
In questo periodo si parla molto di problemi legati all’obesità infantile, di razzismo strisciante, di mancanza di valori da parte dei minorenni, del maestro unico all’asilo e della riforma della scuola. In tutte queste discussioni, peraltro importantissime, non si cita mai la parola SPORT.
Lo sport è da decenni fuori dalle scuole, dove l’ora di educazione fisica sono quattro calci ad un pallone oppure autogestione, lo sport non rientra tra gli elementi educativi dei giovani, e di conseguenza anche delle famiglie che li seguono, lo sport non compare in nessuno dei piani del Governo per rimettere in piedi questo paese.
Ci si stupisce del successo che la Cina ha avuto alle Olimpiadi? Ci si dovrebbe stupire poco se si sapesse che lo sport per i cinesi è diventato un obbligo alcuni anni fa ed il governo cinese dopo il riscontro delle Olimpiadi ha imposto a tutti i giovani un numero determinato di ore di sport a settimana, qualsiasi esso sia.
Che senso ha in questo Paese avere l’ISEF se poi i ragazzi che si specializzano nello sport non possono insegnare? Che senso ha parlare di sanità se poi crescono le spese per tutte le malattie giovanili legate alla mancanza di attività fisica? Che senso ha parlare di “togliere i ragazzi dalla malavita” se non gli si propongono delle alternative valide? Che senso ha sperare che la produttività di questo Paese aumenti se poi le nuove generazioni sono più stanche di quelle precedenti?
Il Venerdi di Repubblica del 12 settembre ha un articolo sui Premi Nobel. Da una parte ci sono le testimonianze di una serie di Premi della Letteratura, che raccontano come dopo il Premio la loro vita sia cambiata, loro malgrado. I tanti inviti, gli articoli ed i servizi fotografici, la pressione da parte di editori e lettori, hanno cambiato le loro abitudini.
Mi sembra una riflessione profonda, chi lo avrebbe mai detto? Vinci il Premio Nobel, lo vai a ritirare ed il giorno dopo torni ad essere un perfetto sconosciuto in una società dove anche chi fa volare un aquilone dall’altra parte del mondo, viene “taggato” sul Web.
Ma l’articolo prevede altre sorprese: le vendite dei libri di un Premio Nobel quadruplicano, come nel caso di Naipaul, premio per la letteratura del 2001.
L’ultima chicca riguarda le performance dei Premi Nobel: una volta ricevuto il premio, ci hanno messo anni a tornare allo stesso livello ed in molti casi non ci sono riusciti. Mi sembra una ovvietà: il Premio Nobel viene dato per qualcosa di incredibile o rivoluzionario, come le teorie economiche o come le ricerche scientifiche, o per qualcosa di talmente bello, come nel caso della letteratura, da essere inarrivabile. Per sua stessa definizione rappresenta un apice di un percorso umano o scientifico, che quindi difficilmente potrà essere ripetuto dalla stessa persona.
Non so se l’articolo sia stato un ripiego in assenza di altro o sia stato stravolto in fase di revisione, ma forse si poteva trovare un taglio più interessante.
Domenica è stata una giornata senza stadio per i tifosi napoletani, fermati dal provvedimento del Governo dopo quanto accaduto alla prima giornata di campionato in trasferta a Roma.
Non sono certo un filo-governativo, ma il provvedimento preso fino a l’altro ieri mi sembrava il minimo che uno stato civile doveva fare nei confronti di veri e propri teppisti.
Ma mi sbagliavo. È domenica, ora di pranzo, durante uno dei tanti Tg va in onda l’intervista ad un ultrà napoletano che in linea di massima dichiara “per cosa è questo provvedimento? Cosa sarebbe successo? Dove sono i danni? Io c’ero a Roma e non è successo proprio nulla”.
Quindi ho pensato subito che avevo un altro pretesto per dare giù all’attuale Governo del tipo “guarda questo Governo fascista che rinchiude dei poveri tifosi”.
Poi mi sono detto: ma io ho visto delle immagini, anzi ne ho viste tante.
Ho visto ad esempio una signora che era stata buttata giù dal treno a forza, nonostante avesse pagato il biglietto, per far salire dei tifosi senza biglietto. Mi sembra una buona soluzione la prossima volta che non trovo un posto prenotabile sull’Eurostar.
Ho visto un ragazzo entrare alla stazione Termini con un fumogeno accesso in mano. Forse, ma dico forse, questo non è consentito nelle stazioni e negli aeroporti, ma credo che se uno dovesse girare per Via del Corso con un fumogeno in mano, forse un vigile lo ferma.
Poi c’erano altri ragazzi che entravano alla stazione Termini con il volto coperto da una bandana, non credo perché facesse freddo. Se non sbaglio questo è impedito da una legge sull’ordine pubblico.
Infine ho visto un treno completamente distrutto all’interno e, casualmente, era lo stesso treno sul quale avevano viaggiato questi teneri simpatizzanti.
Tutto questo in un Paese normale sarebbe molto, ma se partiamo dal presupposto che in Italia basta definirsi “tifoso di calcio” per poter essere impunito, allora ha ragione quel ragazzo napoletano “A Roma non è successo nulla, ma proprio nulla”.
Chi di voi sa che sono iniziate da oltre una settimana le Para Olimpiadi? Forse in pochi, perché dopo la grande abbuffata sportiva di questa estate, sembra essere calato il silenzio.
Non vorrei che questo post passasse per il classico attacco alla RAI, perché non è solo questo. La RAI c’entra sicuramente, perché forse è proprio servizio pubblico quello di mostrare all’Italia anche questa faccia della medaglia. Certo, è difficile e purtroppo in questo strano Paese si deve fare i conti anche con i ritorni pubblicitari e me le vedo le aziende ad investire milioni di euro di spot durante le paraolimpiadi..Ma sarebbe costato molto fare una finestra di un’ora di diretta la mattina? Oppure fare un breve resoconto di 10-15 minuti al giorno durante al pomeriggio? Credo di no ma sono sicuro che avrebbero avuto un effetto molto importante sulla coscienza pubblica.
Ma è una situazione diffusa: ad esempio ieri l’Italia ha vinto un oro, un argento ed un bronzo, tre medaglie in un giorno. Stamattina il Corriere dello Sport aveva un trafiletto a pagina 23, la Gazzetta dello Sport una pagina dedicata più a Pistorius che all’Italia ed il Corriere della Sera ha una mezza pagina con un taglio politico, su un possibile “boicottaggio” bianco da parte dell’Iran.
Perché non c’è un richiamo sulle prime pagine? Perché i nostri atleti delle ParaOlimpiadi non li possiamo conoscere nemmeno in questa occasione?
Ma come detto la mia non è una critica univoca verso la RAI, ma coinvolge ad esempio il Ministero delle Pari Opportunità e le tante associazioni, che fanno un lavoro incredibile a favore dei disabili ma che forse dovrebbero capire quanto può essere importante l’impatto televisivo in queste occasioni.
È difficile dire qualcosa di opportuno sulla vicenda Alitalia.
Soprattutto chi abita a Roma, ha un amico, un parente vicino o lontano che è un famoso “stagionale” Alitalia: sei mesi di lavoro, due o tre mesi a casa, altri sei mesi di lavoro, altri due o tre mesi a casa e così via.
Poi nel 1992 ho lavorato per un paio d’anni a Fiumicino in una società di import-export ed i miei contatti con il settore merci dell’Alitalia erano quotidiani. Tutti ci rendevamo perfettamente conto già da allora di quale fosse la situazione: non giudico singoli dipendenti o singole anomalie, perché non è il mio ruolo e non sarebbe giusto farlo, ma era evidente che tutto il sistema Alitalia era malato dall’interno.
Diciamocelo chiaramente, l’Alitalia è stato uno dei serbatoi di voti di scambio preferiti da parte di tutti i politici, è stata la mamma di tutte le generose buone uscite per i suoi amministratori, è stata merce di scambio nel valzer delle poltrone ad ogni cambio di governo.
È brutto quello che sta accadendo, vedere che il lavoro di tante persone e soprattutto la storia della nostra compagnia aerea viene giocata “tutto in una notte”. Siamo arrivati anche questa volta ad una resa dei conti che è molto più politica che economica, che è molto più finalizzata ad influenzare l’opinione pubblica che a trovare una reale soluzione. E questo è veramente brutto, perché ci sono in mezzo persone in carne ed ossa.







