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Le Olimpiadi sono un sogno per tutti gli sportivi e per questo riescono a esprimere anche delle storie sportive ed umane emozionanti che diventano delle “istantanee” delle varie edizioni.
La prima storia è quella di due ragazze divise da un confine politico ed anche militare ma che lo abbattono con un gesto semplice: sono la russa Paderina e la georgiana Salukvadze che si abbracciano sul podio della gara di carabina, proprio il giorno dopo che i loro due paesi sono entrati in guerra. Un gesto non preparato, non ufficiale, non “griffato”, ma di una potenza eccezionale.
La seconda storia è quella di Natalie du Toit, nuotatrice sudafricana che nel 2001
perse una gamba a causa di un incidente e che a Pechino ha gareggiato nella 10 km di fondo chiudendo in sedicesima posizione. Questa ragazza di 24 anni è arrivata a Pechino senza clamori, come per esempio il suo connazionale Pistorius, e senza nessuna via preferenziale, ottenendo quindi il tempo minimo contro atlete normodotate. Grandiosa per la forza d’animo ma anche per le capacità atletiche.
Natalie, portabandiera del Sudafrica nella cerimonia di apertura, sperava di arrivare tra le prime cinque quindi, da un punto di vista sportivo, non è rimasta soddisfatta del piazzamento. Ma per tutti noi ha realizzato una vera impresa.
La terza storia racconta di un omone che potrebbe sembrare un orco ma che poi si scioglie in lacrime come un bambino. Il tedesco Matthias Steiner ha vinto il sollevamento pesi categoria massimi (oltre i 105 kg). Il pesista non è riuscito a trattenere l’emozione sul podio: è scoppiato a piangere tenendo in mano una foto della moglie che ha perso la vita nel luglio dello scorso anno in un incidente stradale, due anni dopo il loro matrimonio. Sul letto di ospedale, lui le giurò che avrebbe vinto per lei l’oro olimpico.
L’ultima storia è quella di un italiano, di Andrea Swatrz che ha vinto la medaglia d’oro nella 50 Km di marcia. L’ultimo chilometro della sua gara è stato un susseguirsi di emozioni, tra gag, sorrisi, pianti, citazioni, segnali verso l’alto: il nonno morto da un anno, i grandi sforzi fatti per questa Olimpiade, il “probabile” incontro con una ragazza molto importante per lui. In un chilometro ci ha raccontato tutte le emozioni possibili, dimostrando come un atleta possa essere lucido anche in quei momenti. L’asfalto sotto i suoi piedi è diventato veramente la strada della vita che ognuno percorre, con gioie e dolori.









