Tifo censurato alle Olimpiadi

Tifo censurato alle Olimpiadi

Queste Olimpiadi 2008 stanno diventando un calvario ben prima dell’inizio, non stupisce che a pochi giorni dall’inizio ci siano ancora molti biglietti e pacchetti turistici invenduti.

Da parte loro i cinesi non stanno facendo nulla per aprirsi al mondo, la loro ultima trovata è un codice comportamentale per i tifosi. Detto così, soprattutto in un’epoca di tifo violento indotto dal calcio, potrebbe sembrare una buona idea, ma le minime possibilità che lo sia svaniscono non appena si inizia la lettura delle regole.
Mi può star bene che i tifosi non debbano entrare allo stadio nudi o in abiti esageratamente succinti, ma ve lo immaginate voi un tifoso che deve misurare la sua bandiera perché non deve essere superiore ai 2 metri quadrati? Oppure il classico gruppetto goliardico con fischietti e strumenti musicali che deve lasciare tutto fuori perché fa troppo baccano?
Pensiamo alla scenetta: sono un italiano, o un irlandese, un tedesco, un austriaco…che si è fatto qualche decina di migliaia di chilometri per andare a tifare per il suo atleta preferito, che probabilmente non supererà nemmeno il primo turno di qualificazione. Ma lo spirito è quello di esserci, di dare il massimo e, come tifoso, di far sentire quell’atleta importante al di là del risultato. Arrivo allo stadio, o alla piscina ed un cinese zelante mi fa lasciare fuori i miei colori nazionali perché troppo ingombranti o troppo chiassosi. La gara inizia, l’atleta che già sa di arrivare ultimo si sente ancora più solo perché non vede sugli spalti i colori della sua terra.
Romantico? No, sana cultura sportiva, che prevede l’incitamento anche e soprattutto per chi è li sapendo di poter solo partecipare, magari contento di essere a contatto con i campioni.

Non ci siamo proprio, dovrebbe intervenire l’Onu, Amnesty, Greenpeace, dovrebbero intervenire tutte le associazioni insieme, perché siamo alla sovversione totale di ogni regola di buon senso. E delle civiltà.  Quella con la C maiuscola.