You are currently browsing the monthly archive for Luglio 2008.

Recentemente in una libreria ho visto il libro sulla vita di Pistorius e purtroppo mi è passato per la testa che la sua sia stata tutta un’operazione mediatica e nient’altro.
Diverso tempo fa avevo già scritto sull’argomento esprimendo il mio parere negativo sul suo operato. Sebbene io sappia che le battaglie sono fatte anche attraverso simboli, nello sport contano soprattutto le regole del gioco e Pistorius ha violato quella fondamentale: non aveva i requisiti per la sua battaglia.
Pistorius non sarà alle Olimpiadi solo ed esclusivamente perché non ha fatto il tempo minimo richiesto per andarci.
Qualcuno dirà “poco importa, quel che resta è il simbolo di una richiesta di eguaglianza”. Ebbene no, perché proprio questo atteggiamento fa venire meno l’eguaglianza: vuoi essere un’atleta? Vuoi gareggiare con i normodotati alle Olimpiadi? Devi essere uguale a loro quantomeno nel cronometro.
Qualcun altro dirà “Peccato, non ha fatto il minimo per pochi centesimi di secondo”. Ci sono atleti che si allenano per anni solo per limare qualche centesimo di secondo dai loro record personali.
Forse, e dico forse, se Pistorius avesse rinunciato a qualche intervista, a qualche passaggio televisivo, a qualche serata d’onore, in favore di un maggiore allenamento…avrebbe fatto veramente la storia.

Tifo censurato alle Olimpiadi

Tifo censurato alle Olimpiadi

Queste Olimpiadi 2008 stanno diventando un calvario ben prima dell’inizio, non stupisce che a pochi giorni dall’inizio ci siano ancora molti biglietti e pacchetti turistici invenduti.

Da parte loro i cinesi non stanno facendo nulla per aprirsi al mondo, la loro ultima trovata è un codice comportamentale per i tifosi. Detto così, soprattutto in un’epoca di tifo violento indotto dal calcio, potrebbe sembrare una buona idea, ma le minime possibilità che lo sia svaniscono non appena si inizia la lettura delle regole.
Mi può star bene che i tifosi non debbano entrare allo stadio nudi o in abiti esageratamente succinti, ma ve lo immaginate voi un tifoso che deve misurare la sua bandiera perché non deve essere superiore ai 2 metri quadrati? Oppure il classico gruppetto goliardico con fischietti e strumenti musicali che deve lasciare tutto fuori perché fa troppo baccano?
Pensiamo alla scenetta: sono un italiano, o un irlandese, un tedesco, un austriaco…che si è fatto qualche decina di migliaia di chilometri per andare a tifare per il suo atleta preferito, che probabilmente non supererà nemmeno il primo turno di qualificazione. Ma lo spirito è quello di esserci, di dare il massimo e, come tifoso, di far sentire quell’atleta importante al di là del risultato. Arrivo allo stadio, o alla piscina ed un cinese zelante mi fa lasciare fuori i miei colori nazionali perché troppo ingombranti o troppo chiassosi. La gara inizia, l’atleta che già sa di arrivare ultimo si sente ancora più solo perché non vede sugli spalti i colori della sua terra.
Romantico? No, sana cultura sportiva, che prevede l’incitamento anche e soprattutto per chi è li sapendo di poter solo partecipare, magari contento di essere a contatto con i campioni.

Non ci siamo proprio, dovrebbe intervenire l’Onu, Amnesty, Greenpeace, dovrebbero intervenire tutte le associazioni insieme, perché siamo alla sovversione totale di ogni regola di buon senso. E delle civiltà.  Quella con la C maiuscola.

Matteo Cambi della Guru

Matteo Cambi della Guru

Non è quella del partito politico, ma quella della GURU, marchio italiano di fashion.
Il proprietario ed ideatore Matteo Cambi è finito in manette, l’accusa è di aver falsificato i bilanci, aver fatto fatturazioni false ed aver preso soldi indebitamente dai conti aziendali. Il tutto per orologi, macchine di lusso, festini.
Finisce la favola del sogno italiano, del ragazzo che dal nulla costruisce un impero della moda. No, non scherziamo.
Non posso dire di essere dispiaciuto. Tutti coloro che mi conoscono sanno perfettamente che mi sono sempre rifiutato di acquistare anche solo un capo GURU, come mi sono sempre rifiutato di regalarlo a chicchessia. Mi dicevano “la tua è invidia, anche tu hai una piccola società e ti piacerebbe fare la vita di Matteo”.
La realtà è che avendo una piccola società e conoscendo bene tutte le difficoltà, mi sono sempre domandato da dove arrivassero veramente quei soldi. Perché ci sono tante marche che crescono velocemente, che consolidano il loro brand e che hanno un piano industriale. Ce ne sono poche che dopo tre-quattro anni dalla nascita possono sponsorizzare una Formula Uno, con i costi che tutti sanno esserci.
Se un’azienda ha la possibilità di fare un investimento pubblicitario del genere, dal mio punto di vista ci sono due spiegazioni: o ha margini esagerati sui prodotti, e non li ritengo etico per un marchio indirizzato ai ragazzi, oppure c’è qualcosa che non va. Altrimenti vedremmo sulle macchine di Alonso e Massa anche il negozio della provincia.

L’unico aspetto negativo di questa vicenda, oltre ai problemi per le persone che lavorano nell’azienda, è che qualcuno possa pensare che il sogno italiano non esista. Io credo invece di si ed il fatto di aver avuto esempi poco illuminanti, non deve far cambiare i sogni delle persone.

Esattamente un anno fa, eravamo tutti in piazza o collegati sul Web per il Live Earth, la grande manifestazione voluta da Al Gore per ricordarci che su questa Terra siamo ospiti e non padroni.
Purtroppo abbiamo la memoria corta e nel giro di un anno ci accorgiamo come qualsiasi azione politica, dalle amministrazioni locali come dal G8, abbia un unico sconfitto: l’ambiente.
La settimana scorsa il Municipio di Roma dove abito ha deciso di riaprire una strada in mezzo alla pineta di CastelFusano, per “far defluire meglio il traffico”. Forse la prossima volta asfalteranno un pezzo di mare, con la motivazione che ce ne sta tanto.
Il Comune di Roma, per affrontare un presunto dissesto finanziario, decide di sospendere le domeniche ecologiche: per chi non lo sapesse erano delle bellissime giornate nelle quali alcune aree della città erano totalmente chiuse al traffico, lasciando pedoni, podisti, ciclisti, bambini e nonni liberi di vivere la città.

I "potenti" al G8

I "potenti" al G8

Infine la beffa delle beffe. Il G8 dei parrucconi approva la riduzione delle emissioni entro il 2050. Non è un errore di battitura, entro il 2050, entro 42 anni da oggi. La grande bufala non è nemmeno la data, ma è che nessuno ha mostrato indignazione.
Per assurdo, ammettiamo che il G8 sia l’organismo che racchiude veramente le 8 persone più potenti e più intelligenti della Terra ed ammettiamo anche che il 2050 sia una data ragionevole: ci vogliamo arrivare a quella data o no? Qualcuno se la pone questa piccola questione terrena?

L’8 luglio a Piazza Navona alla manifestazione organizzata contro gli ultimi interventi del Governo Berlusconi, io c’ero e sono contento di esserci stato.
Ci sono andato senza bandiere e senza galloni, per essere non contro qualcuno, ma a favore di qualcosa.

Guzzanti e Travaglio

Guzzanti e Travaglio

Cosa ho visto a Piazza Navona? Una piazza plurale, fatta di cittadini che provenienti da diverse convinzioni si sono riunioni per ascoltare, per tifare (giustamente) e per dimostrare.
Ho visto un palco sul quale si sono alternati filosofi, giornalisti, scrittori politici, comici, cantanti, con convinzioni diverse ed approcci diversi.
Forse questo pluralismo ha destabilizzato. Siamo così abituati a vedere in televisione programmi monolitici o a sentire in Parlamento interventi fotocopia, che sentire toni di voce differenti, vedere gestualità differenti, dover passare da un intervento comico ad uno strutturato, ha disorientato tutti.

Il disorientamento è stato innanzitutto proprio di chi ha promosso la manifestazione, con alcune precisazioni, con la voglia di prendere le distanze da alcuni interventi, che non ho ben capito.

Forse ancora più grave è il disorientamento dei media, scandalosamente falsi nei racconto della manifestazione, scandalosamente superficiali nelle analisi della stessa.

In questo Paese si persevera con la confusione dei ruoli: un ex ministro della Giustizia, Roberto Castelli, attaccò Marco Travaglio durante una puntata di Annozero, reo di essersi fatto pagare le vacanze da qualcuno, atto di nessuna rilevanza visto che Travaglio è un giornalista e non un politico, mentre mi sembra di non poca rilevanza che pochi giorni fa il Presidente della Camera Gianfranco Fini abbia passato dei momenti di relax a bordo del mega yacht di Marco Tronchetti Provera, che ha distrutto la Telecom ora costretta a licenziare.
In questa occasione, alcuni commenti hanno citato “Sabrina Guzzanti come esponente del centro-sinistra ha fatto delle battute gravissime su un ministro della Repubblica”.
Capisco che il livello della politica è così basso, ma la Guzzanti non è un portavoce, è una comica, che sarà stata forse un pochino sopra le righe, ma sempre un’attrice resta.

Agli attori il compito di enfatizzare alcuni aspetti tragici o comici del potere.
Ai giornalisti il compito di evidenziarli e denunciarli.
Alla politica, purtroppo, il compito di risolverli.

Flash News

Questo blog avrà una frequenza minima di aggiornamento settimanale

Ho aggiornato la pagina "Identità digitale" con nuovi profili

Categorie

Dal mio Twitter

Facebook


MyFlickr

Nike Human Race: Arrivo

Nike Human Race: Fori Imperiali

Nike Human Race: Colosseo

More Photos