Ho sempre pensato che “il voto è segreto” solo per chi ha una convenienza personale a tenerlo segreto. Perché il voto è l’espressione di una tendenza personale alla vita, oltre ad essere una giusta modalità di partecipazione sociale.
In questi giorni sto vedendo come molti miei amici e contatti, su Facebook ad esempio, stanno esprimendo palesemente il loro orientamento al voto. Nonostante questo mi faccia piacere, credo che sia un ennesimo segnale di insofferenza verso la politica, perché per ognuno di noi non si tratta più di essere di sinistra, di destra o di centro, ma si tratta di essere “quale” sinistra, destra o centro.
Negli ultimi quindici anni hanno tentato di inculcarci nel cervello la nozione di bipolarismo o bipartitismo, per poi andare a constatare che i distinguo all’interno degli schieramenti sono fortissimi.
Speravo di essere chiaro come molti miei amici nella mi dichiarazione di voto, ma lo posso essere solo parzialmente.
Sono di sinistra e lo rimarrò, quindi nessun ribaltone anche perché credo siano assolutamente inconcepibili. Essere di sinistra non è una scelta politica, ma uno stato d’animo, una predisposizione verso l’altro.
Sono uno dei “senza casa” della sinistra, nel senso che da diessino ho rifiutato l’idea del PD, votando la mozione Mussi.
Alle prossime elezioni europee voterò a sinistra, ma sicuramente NON voterò PD. Mi si potrebbe obiettare “perché non sei d’accordo con Franceschini, ex-democristiano”. Prima della fondazione del PD un dirigente locale del partito mi disse “non guardare alle persone ma guarda al partito, alla sua anima” quando contestai la scelta di Rutelli candidato a sindaco di Roma.
Non sono totalmente d’accordo con questa affermazione ma la prendo per buona e per questo dico: sono anche d’accordo con la linea dura di Franceschini contro Berlusconi, sono anche d’accordo con la sua franchezza di espressione, forse mutuata nel tempo dai successi di Di Pietro. Non sono d’accordo con il concetto di partito del PD.
Non voterò PD per alcuni motivi fondamentali:

1) vorrei tornare ad una visione “antica” della Politica, quando si identificavano dei rappresentanti che potessero portare avanti le istanze del popolo. Ora invece i rappresentanti si impongono a prescindere dalle esigenze del popolo o ancora peggio credono di saperle interpretare;

2) non mi è più sufficiente il concetto di “voto utile”, cioè la necessità di concentrare i voti su un’entità a prescindere dai suoi comportamenti, perché così avrà più forza. Significa NON ragionare più, significa limitare la visione di un futuro. E la politica deve avere e deve dare una visione;

3) non accetto di vedere non difesi i diritti civili, dalle unioni di fatto fino al testamento biologico, solo per la necessità di tenere “tutti dentro” al partito. Non accetto che posizioni di convenienza siano più importanti dell’individuo;

4) non voglio votare un partito che esclude, piuttosto che includere. A parole il PD è aperto a tutti i riformisti, nei fatti non ha nemmeno la voglia di convincere gli elettori in dubbio o che ipotizzando di votare altrove.
infine, nonostante tutte le batoste di questo ultimo anno, nonostante ci sia il rischio di lasciare il nostro Paese in mano a Berlusconi fino ad una sua fine naturale, la dirigenza non ha minimamente cambiato la rotta.

Ecco perché voterò a sinistra, ma non voterò PD.
Cosa mi auguro per il futuro?
Che TUTTA la SINISTRA prenda una batosta elettorale tale che il giorno dopo qualcuno, anche solo perché sente la sua cadrega (sedia) barcollare dica “sentite, ci mettiamo intorno ad un tavolo, lasciamo perdere gli interessi di quartiere e facciamo un partito unico della sinistra?” Ma sinistra vera, non annacquata.
Arrivati a questo punto, questo spero.

Totti onora Maldini

Totti onora Maldini

Ieri sono stato un po’ a casa e pur non essendo un tifoso di calcio sapevo che sarebbe stata l’ultima a San Siro di Paolo Maldini. Come sapranno i pochi affezionati a questo blog, me ne frego del calcio, lo considero veramente poco, ma tengo molto allo sport e agli sportivi.
Paolo Maldini è sempre stato un esempio: longevità, serietà, classe. Mai una parola fuori posto, mai una lamentela, mai qualcosa che potesse incrinare una carriera spettacolare.
In mondovisione, la curva milanista l’ha criticato, l’ha denigrato, l’ha sbeffeggiato. Sono semplicemente degli idioti che non hanno altro modo per dare un motivo alla loro esistenza. Sono conscio che il calcio e tutto quello che accade in uno stadio non è più lo specchio della società ma la sua degenerazione, ma siamo arrivati all’inverosimile. Qualsiasi contestazione è legittima, se si offre il diritto di replica. Fare un’azione del genere all’ultima gara a San Siro, significa essere solo dei vigliacchi.
È ancora più surreale che tutto questo sia accaduto davanti alla Roma, squadra ospite, che indossava una maglia speciale per Maldini.
È sconcertante che il Milan non abbia mandato due addetti a rimuovere gli striscioni: capisco che non vengono rimossi nemmeno quelli razzisti…
Infine, mi sembra incredibile che il Presidente Berlusconi NON abbia partecipato alla festa dopo partita per Maldini. Dopo 24 anni di militanza milanista, forse più di molti suoi dirigenti d’azienda, poteva dedicare del tempo al Capitano. Forse c’erano poche donne invitate?

Grazie Paolo.

Da qualche giorno sulle varie reti gira uno spot dell’Alitalia: si vedono foto in bianco e nero di personaggi che hanno utilizzato gli aerei, creando un collegamento con la storia dell’Alitalia.
Ma è una scelta idonea? Qui non si capisce più nulla.
Da una parte, la CAI cerca di far capire a tutti che la “nuova Alitalia” è una compagnia diversa, che punterà all’efficienza, al servizio ed anche agli utili per gli azionisti. Non sarà più il carrozzone di prima, la compagnia della quale tutti erano scontenti.
Dall’altra usano una comunicazione di continuità, puntando sul fatto che l’Alitalia di oggi è la stessa degli anni 50 e 60, come se quella storia potesse evocare nei passeggeri ricordi indimenticabili.
Purtroppo io sono un passeggero degli anni 90 e 2000 ed il mio ricordo sono i prezzi esorbitanti dei biglietti o la compagnia di bandiera che mi lascia a terra all’estero per non si sa quale sciopero.
La mia visione attuale è l’impossibilità di prendere un aereo Roma-Milano senza pagarlo tre volte quello che pagavo fino a qualche mese fa, per via del monopolio che garantisce la tratta. La mia visione è quella di un’azienda che si è trovata in mano un valore che non le spettava, che firma contratti indecenti con i dipendenti, che continua a cancellare voli come se niente fosse.
Io non so se quella di oggi è la stessa Alitalia di ieri, ma sicuramente non volerò Alitalia fino a che questa situazione non rientrerà nella normalità.

Il provincialismo e l’approssimazione che permea il nostro Paese è ormai a livelli insostenibili e la conferma si è avuta recentemente con la presentazione dei dati ISTAT sul PIL. In Italia siamo al -5,9%, preoccupante è a dir poco, se non fossimo in buona compagnia della Germania e di altri colossi economici. Questo dato è però preoccupante se viene letto sul medio termine, cioè anche se i prossimi trimestri fossero eccezionali, e non si vede come, l’Italia chiuderebbe quest’anno comunque in negativo.
Con una prospettiva del genere ci siamo dovuti sentire la dichiarazione del Presidente del Consiglio “Il peggio è passato, vediamo segnali di miglioramento”. Già presa da sola, segnerebbe la salute mentale del premier, ma ancora più aberrante è stato l’approfondimento “Ho sentito diversi amici imprenditori e tutti mi hanno detto che ci sono segnali di ripresa”. Ma questo è un dato scientifico-economico attendibile? Non è stata fatta nessuna analisi sull’andamento? Il ministro Scajola è ancora in ferie perenne da alcuni anni o è al suo posto di lavoro?
Mi stupisce ancora di più il Premier, notoriamente imbrigliato i dati statistici di ogni tipo, dai sondaggi sul suo gradimento ai processi in corso, che si ostina a non vedere un dato così netto.
Io sono preoccupato per il mio futuro, ma la preoccupazione non deriva dalla attuale crisi economica, perché quella prima o poi passa. Sono preoccupato dall’essere nelle mani di questi personaggi, che ci portiamo avanti da decenni e che rischiano di non passare mai.

Interno Malpensa

Interno Malpensa

Passano i mesi e prosegue lo spurgo della melma prodotta dall’operazione Berlusconi-CAI. Alitalia ha deciso di potenziare la presenza su Fiumicino, relegando Malpensa ad aeroporto ordinario.
Ma come? Questo non doveva essere uno degli asset principali dell’operazione CAI? Non si era osteggiata la vendita ad Air France temendo che quest’ultima privilegiasse Parigi a Milano? Ma non erano la Moratti e tutta la Lega a spingere verso CAI che avrebbe dato nuova luce a Malpensa?
Purtroppo per gli stessi burattinai, questa volta i burattini si sono ribellati. Forse perché sebbene gidati politicamente, restano sempre degli imprenditori e tra una mossa buona, rafforzare un hub già forte, ed una cattiva, investire in qualcosa di impercettibile come Malpensa, preferiscono non pensarci troppo.
La storia di Malpensa è nata male e finirà peggio. Tutti coloro che viaggiano spesso per lavoro si sono resi conto già dall’inizio che era un aeroporto pensato male, costruito peggio e gestito tragicamente: collegamenti irrisori con Milano, costi altissimi per i viaggiatori, servizi da aeroporto di provincia.
Proprio a febbraio scorso ho avuto la sventura di atterrare al famoso terminal 2 di Malpensa, la cosiddetta “casa dei fantasmi”: alle 19.30 della sera, c’era un bar aperto in tutto il terminal, senza parlare dei servizi “poco igienici”. Muri scrostati, controsoffitti penzolanti e pericolosi per i passeggeri. E sono passati solo dieci anni dalla costruzione.
Incredibile è stata la reazione dei politici a tutto questo. Coloro che ai tempi della trattativa con Air France scesero in piazza e minacciarono azioni di qualsiasi tipo, ora commentano “Non è un problema, Malpensa ce la farà lo stesso anche senza Alialia”. Non è un problema? E perché prima lo sarebbe stato?
Sarà che forse Berlusconi ha utilizzato la mossa Alitalia-CAI per le sue convenienze politiche ed ora che deve metter in difficoltà la Lega prima delle prossime elezioni si disinteressa del problema?
O sarà che fin dall’inizio CAI ha detto “noi questa roba di Alitalia la facciamo, dite pure che aiuteremo Malpensa ma già vi diciamo che non se ne parla proprio?”. Quale sarà la verità politica di questa vicenda?